Il pavè: quando è nato, perchè nel ciclismo chi lo doma è un campione

Il pavè, tanto odiato dai ciclisti quanto amato dai fans del ciclismo, ha nelle corse di primavera del Nord l’esaltazione dell’eroismo dei corridori che si cimentano su tratti di strada sconnessi, dove oltre ai valori tecnici emergono le doti caratteriali dei campioni dello sport delle due ruote.

Quando è nato il pavè

Il pavé è un tradizionale tipo di pavimentazione stradale formato da cubetti di pietra o di porfido; il suo utilizzo per la pavimentazione delle strade, grazie alla sua durezza e difficoltà nello scalfirsi, lo rende molto economico, purchè sia ben posato.

La dimensione di ciascuna pietra è all’incirca di una decina di centimetri per lato mentre sono due le tipologie: il primo realizzato con cubetti di pietra, in genere porfido (i cosiddetti bolognini) o di basalto (i cosiddetti sampietrini); il secondo realizzato con ciottoli arrotondati (acciottolato).

La sua origine risale al periodo del pontificato di Papa Sisto V, intorno al 1500 dc, che ne valutò il termini positivi il costo limitato per pavimentare le strade principali di Roma.

Le corse di ciclismo più importanti sul pavè

Le tre più importanti “classiche” del pavé sono, in ordine di svolgimento:

Gand-Wevelgem (Gent-Wevelgem), prima edizione 1934;

Giro delle Fiandre (Ronde van Vlaanderen), prima edizione 1913, era tradizionalmente la prima delle tre grandi classiche del pavé, ma ora è preceduta dalla Gand-Wevelgem;

Parigi-Roubaix (Paris-Roubaix), prima edizione 1896, è soprannominata la Regina delle Classiche o l’Inferno del Nord; vincere la Roubaix significa entrare nell’Olimpo del ciclismo e sempre più si assiste a corridori che preparano la prima parte di stagione solo in funzione della vittoria di questa classica mondiale.

Al momento solo i belgi Van Looy e Boonen sono riusciti nella tripletta nello stesso anno: il primo nel 1962 , il secondo nel 2012.

Negli ultimi anni anche il Tour de France ha introdotto una tappa che ricalca in parte le atmosfere del Nord: nel 2014 per Nibali divenne trampolino di lancio per la vittoria finale della Grand Boucle.

Perchè è difficile correre sul pavè

Le corse ciclistiche svolte sul pavè, pur non essendo particolarmente difficili di per sè in caso di terreno asciutto, vedono aumentare la pericolosità in caso di pioggia. la presenza del fango infatti non rende facilmente identificabili le vie di fuga fra un pietra e l’altra.

pave particolare trattoIl rischio di infilare la ruota anteriore nelle cosiddette vie di fuga costringe spesso i ciclisti a veri e propri esercizi di acrobazia per non cadere. Quando poi la corsa diventa impegnativa e nei momenti concitati la bagarre diventa forte, anche essere costretti a mettere  il piede a terra, pur di non cadere, può comportare la sconfitta nella gara.

I tratti di pavè vengono numerati in maniera decrescente ed indicati sulle cartine con le stellette, assegnate secondo la difficoltà di percorrenza. Sono spesso determinanti per l’avvio di fughe che possono rivelarsi decisive: basti pensare che nella Parigi-Roubaix sono 28 i tratti per complessivi 50 km circa

I consigli per “guidare” sul pavè

Poichè ormai anche per i cicloamatori è possibile effettuare ogni anno la corsa che ricalca in parte il percorso dei professionisti, per chi volesse cimentarsi nell’esperienza dell’Inferno del Nord, può essere utile seguire i consigli degli esperti:

Utilizzare pneumatici da 25 millimetri o più grandi possibili.
Tralasciare le ruote in carbonio.
Gonfiare i pneumatici ad una pressione inferiore rispetto a quella solitamente utilizzata per evitare rimbalzi fra un ciotolo e l’altro.
Scordarsi di poter usare la Go Pro o qualsiasi webcam per riprendere le emozioni dal vivo. significherà perderla per sempre appena si metterà la ruota sul pavè.
Per ammortizzare  il più possibile i colpi, si può mettere del silicone sotto il nastro manubrio.
Cercare di tenere sempre il centro della strada, mantenendo un ritmo sostenuto.
Ove possibile, scegliere la striscia di terra ai lati della strada.
Per superare, meglio optare per un passaggio ai lati del gruppo per non rischiare un urto pericoloso.

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