Le frasi famose di Luciano Spalletti

Le frasi famose di Luciano Spalletti

Luciano Spalletti non lascia mai le parole al caso: unite ad una mimica facciale inconfondibile, l’uomo di Certaldo è decisamente il tecnico della Serie A italiana che permette a gran parte della stampa di lavorare ogni giorno. Dal rinnovo di contratto ai litigi con Totti, al racconto delle sue passate esperienze, Luciano non lascia nulla al caso, come avesse studiato a fondo la psicologia dell’interlocutore.

Le frasi famose di Luciano Spalletti

Mourinho? Sì è inserito bene e subito nel nostro contesto, e sì, mi sta simpatico, perché parla diretto, chiaro.

Avvicinare Francesco all’area di rigore è come mettere la volpe vicina al pollaio: trova sempre lo spazio per creare terrore. Totti fa gol, è bravo a mandare, a non dare punti di riferimento e quando calcia trova sempre i cantucci [angoli in toscano]. Io, poi, ho sempre valutato gli equilibri di squadra: lì è libero di fare quello che vuole, senza compiti di copertura.

Sono d’accordo con Pelè, anche perché se ne intende più di me: è Totti il giocatore più forte al mondo. Dargli la palla è come metterla in banca, è lui l’allenatore di questa Roma.

Non vincete mai, sono 10 anni che fate figure di merda e che sopporto certe combriccole.

(Riferita a Totti) “Zitto tu, che vai in giro per le camere a giocare a carte alle 2 di notte”. (poi smentita dal tecnico toscano)

Canterò sempre l’Inno della Roma. (poi Spalletti lascerà i giallorossi nell’estate successiva)

Mi sembra che da parte sua ci sia stata l’intenzionalità di creare tensione. Non ho nulla da dirgli, invece mi hanno sorpreso le frasi di alcuni suoi giocatori (commentando le dichiarazioni del presidente del Lione prima del match di Europa League del marzo 2017)

Io non voglio che Totti smetta con me. Se lo fanno smettere io vado via, pure se faccio il triplete.

Dante mi avrebbe messo nel girone degli orgogliosi.

Magari se mi diceva una parola in più quando sono andato via era meglio. Comunque va bene così. (parlando del suo licenziamento nel 2009 e del rapporto con Totti).

Che sensazioni ho per aver perso Cassano? Le stesse di quando se ne sono andati Bovo o Corvia.

Ero un centrocampista di resistenza e poca qualità, anche se per modello prendevo Antognoni.

Mancavano sei giornate alla fine. La prima volta che entrai nello spogliatoio da mister, i miei compagni di squadra si nascosero dietro gli accappatoi per non ridermi in faccia. Giocammo i play-out per salvarci. Ci riuscimmo (la sua prima esperienza da tecnico all’Empoli).

Non mi sento in grado di allenare in A. Ho paura. Non conosco nemmeno i giocatori avversari.

Tutti guardano al Chievo come modello per le provinciali, ma alla fine noi abbiamo fatto meglio. E’ l’Udinese il modello.

Io preferisco ripetere le situazioni di gioco in campo, undici contro undici come la domenica. Un pilota di Formula Uno mica sta in poltrona con solo il volante in mano, mette a punto la macchina girando in pista come nei gran premi.

Mi regalassero un fantasista, di quelli che una volta ti fanno vincere e tre perdere, non lo vorrei.

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