Chicago Blackhawks: il simbolo dei pellerossa nella NHL

Chicago Blackhawks: il simbolo dei pellerossa nella NHL

Chicago Blackhawks, la squadra con il logo degli indiani pellerossa che milita nella NHL, il campionato professionistico di hockey su ghiaccio. La polemica con i nativi delle riserve indiane.

Non è raro nello sport americano professionistico che una franchigia scelga di adottare come simbolo societario un elemento della storia. Ed anche l’hockey su ghiaccio a stelle e strisce non fa differenza. I Chicago Blackhawks infatti, ritenuto da tanti appassionati uno dei più belli dello sport, è però da sempre al centro di polemiche per lo sfruttamento mediatico, cosa che non soddisfa pienamente i nativi.

Il logo, un capo indiano con il suo celebre copricapo ripieno di penne, fa riferimento dalla Divisione di Fanteria numero 86 degli Stati Uniti, che partecipò ad entrambi le Guerre Mondiali che sconvolsero  il secolo scorso e che ricevette il soprannome di “Blackhawk Division”, prendendo spunto dal Falco Nero, un capo indiano della fine del 18° secolo ed inizi del 19°.

Black Hawk nacque nel 1767 nel piccolo centro di Saukenuk, vicino all’attuale Rock Island, nello stato dell’Illinois. Ad appena 15 anni d’età uccise il suo primo nemico e ne prese la chioma mentre a 19 era a capo di una spedizione contro la tribu Osage, eliminando ben sei nemici con le sue mani. Suo padre era il medico (o santone) della tribù , i Sauk, e quando morì il genitore, acquisì il comando in qualità di capo guerriero.

All’età di 45 anni, per difendere il territorio dai coloni americani, si alleò con gli inglesi nella Guerra del 1812. Anni dopo, nel 1832, ebbe inizio un altro conflitto fra gli Stati Uniti ed un’alleanza di tribù indiane comandate da Black Hawk. La guerra, che  prese il nome proprio dal guerriero, si concluse negli attuali stati del Wisconsin ed Illinois ed ebbe il suo culmine nella battaglia di Wisconsin Heights, dove Black Hawk venne catturato.

Il presidente Andrew Jackson volle andare a conoscerlo nel corso della prigionia, decidendo di portarlo nell’est del paese affinchè conoscesse le grandi città e potesse comprendere come si stesse sviluppando la futura nazione, potendo poi essere messaggero di queste novità anche agli altri nativi. Fu a Baltimora, Philadelphia e Nueva York, e molti curiosi vollero conoscerlo, essendo stato uno degli indiani più famosi della storia.

Dopo essere tornato alla base con il suo popolo, si insediò nella parte sud-est dell’Iowa. Dopo due settimana di malattia, morì il 3 ottobre 1838. L’anno seguente, i suoi resti vennero sottratti poco prima che potessero essere esposti. Due dei suoi figli, dopo una trattativa con il Governo, riuscirono a recuperane i resti, cedendoli in un secondo momento al museo di Burlington Geological and Historical Society, in Iowa. Purtroppo però, Black Hawk non ebbe pace: il museo subì un gravissimo incendio ed i suoi resti vennero persi per sempre.

La figura del Black Hawk e la sua lotta in difesa del territorio divenne un simbolo per tutti i nativi americani. Piazze, statue ed addirittura piccole località celebrarono il guerriero nel corso degli anni ed il collegamento con l’arte militare divenne stimolo per la squadra dei Chicago Blackhawks di acquisirlo a simbolo.

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