Munich: la scatola (introvabile) dei sogni del Subbuteo

Il Subbuteo, uno fra i giochi in scatola più popolari degli Anni 70-80. Ed Il Munich costituì il pezzo più raro (e costoso) che gli appassionati sognavano avere in casa. Anche solo per guardarlo.

Chi ha giocato a Subbuteo probabilmente non avrà mai scordato la scatola dei sogni, il Munich, chiamato affettuosamente da alcuni accaniti giocatori  il Santo Graal del gioco in punta di dita.
Realizzato e messo in commercio dalla casa britannica in occasione dei Mondiali di calcio del 1974 che si tennero in Germania, la scatola rimase sugli scaffali dei negozi di mezza Europa solo per tre anni, nel triennio 1973-76.
Doveva rappresentare il gioiello, la punta di diamante del marchio inventato da Peter Adolph e così fu: conteneva ogni ben di Dio del gioco da tavolo.

Tre squadre, due proiettori tabellone segnapunti per primo tempo e risultato finale, bandierine, torre delle televisione con personaggi annessi, terna arbitrale, allenatori, riflettori, personaggi di campo vari (fotografi, polizia, addirittura un’ambulanza!).

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La scatola, al suo interno ben tre piani per contenere tutto, era difficile da trovare nei negozi, causa l’enorme dimensione che costringeva i negozianti a limitarne la presenza nei magazzini.
Inoltre anche il costo era da Coppa del Mondo: le 80 sterline inglesi (circa 110mila lire all’epoca) da sborsare all’epoca equivalgono, secondo le rivalutazioni, a circa 850 euro odierne!! Dunque molto più di una moderna XBox o PS4.

Oggi, ferma la produzione del Subbuteo originale, per qualche amante del gioco, venire in possesso di tale meraviglia è possibile solo cercandolo fra qualche collezionista che la mette in vendita su Ebay od altri portali di aste on-line. Le quotazioni, è proprio il caso di affermare, si aggirano fra 1.000 ed 3.000 euro per le confezioni meglio tenute. E non sempre è facile riuscire a staccare l’assegno, perchè a volte, per i fortunati possessori, staccarsi da tale scatola può essere davvero difficile anche di fronte a certe cifre.

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Tifoso Bournemouth Buon Samaritano: allo stadio con senzatetto

tifoso bournemouth stadio

Senza il papà che lo accompagnasse allo stadio a tifare Bournemouth, matricola della Premier League, Matt Bradley ha pensato di donare un paio d’ore di divertimento ad un tifoso del club che di possibilità ne ha ben poche.

Infatti Bradley, dopo il forfait del padre conseguenza di un malore temporaneo, ha pensato bene di assistere al match dei suoi beniamini in compagnia di Malcom Gordon, un senzatetto che si trovava nei pressi degli ingressi dello stadio.

A raccontarlo al Daily Mirror (l’episodio è successo a novembre) è stato lo stesso “buon samaritano” che, arrivato al settore di riferimento, ha intravisto Gordon vagare, forse in attesa di un gesto di carità e così, con un biglietto in mano, ha chiesto allo stesso se gradiva un ingresso omaggio.

Gordon ha risposto prontamente e così assieme, si sono seduti degli spalti per tifare e cantare per il piccolo club di provincia. Durante l’intervallo una tazza di thè per riscaldarsi mentre gli stewards, essendo Gordon popolare nella zona, coglievano occasione per salutarlo. Infatti l’arzillo 84enne era noto per frequentare lo stadio negli anni 70.

Il match è terminato con la sconfitta dei Cherries per 1-0, ma per un giorno Gordon è potuto entrare entrare al Dean Court e chissà che la sua vita non possa cambiare da questo momento.

Il Primo Goal da calcio d’angolo: il goal olimpico

Segnare direttamente da calcio d’angolo è un colpo da maestro: come dimenticare autori come Maradona, Zico, Recoba, Mihajlovic, Roberto Carlos, Baggio, Beckham, Henry senza tralasciare Massimo Palanca, che militò a lungo nel Catanzaro e fu artefice di ben 13 segnature direttamente dalla bandierina del corner.

L’ultimo a realizzare tale prodezza nella Serie A è stato l’argentino dell’Atalanta Alejandro “Papu” Gómez, che nel match contro il Carpi lo scorso ottobre ha siglato il temporaneo 2-0 (finirà poi 3-0 per gli orobici).

Ma tanti non conoscono la storia quando e come nacque la rete (e la regola).

Il gol da calcio d’angolo viene definito “olímpico” perché la prima realizzazione arrivò per merito di Cesáreo Onzari, ala sinistra dell’Argentina il 2 ottobre 1924 ai danni dell’Uruguay. La Celeste aveva vinto nello stesso anno i Giochi Olimpici e si decise di far disputare alle due nazionali limitrofe un match amichevole per celebrare il successo.

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Allo stadio Sportivo de Barracas di Buenos Aires, al 15° del primo tempo, Onzari calciò direttamente in porta e, fra la sorpresa generale, il pallone si infilò sotto la traversa vicino al primo palo. A raccontarlo è stato il famoso scrittore sudamericano Eduardo Galeano. Gli uruguaiani , dopo uno smarrimento iniziale, cominciarono a protestare con il direttore di gara, il connazionale Ricardo Vallarino (!), imputando all’avversario di non aver avuto alcuna intenzione di tirare in porta e che era stato il vento a deviare la traiettoria in porta.

L’arbitro, però, non mutò parere: infatti solo pochi mesi prima (esattamente il 14 giugno) l’IFAB (International Football Association Board) aveva deliberato in favore della segnatura direttamente dalla bandierina, irregolare fino ad allora.

L’incontro passò alla storia anche per essere il primo ad aver utilizzato delle barriere artificiali utili a separare gli spettatori dal terreno di gioco. La partita infatti doveva disputarsi il 28 settembre ma, a causa del numero eccessivo di biglietti venduti, si presentarono allo stadio circa 50.000 persone secondo le cronache dell’epoca. Il match durò appena quattro minuti, prima che la giacchetta nera fischiò la sospensione perchè le persone lungo le linee laterali erano davvero troppe. Per il 3 ottobre, gli organizzatori limitarono a 30.000 le presenze, posizionando una rete alta circa 1,5 metri lungo tutto il perimetro al fine di evitare possibili invasioni.

Tornando ad Onzari, venne “accusato” fino agli ultimi giorni della sua vita di essere stato artefice involontario del primo goal dal corner, definito appunto “goal olimpico” e dichiarò sempre: «Mi è riuscito perché doveva riuscirmi».

Eintracht Braunschweig, prima squadra di calcio al mondo con sponsor sulla maglia

Qual’è stata la prima squadra al mondo ad avere uno sponsor sulla maglia? Tutti si aspetterebbero un Top Team, in realtà fu una squadra che oggi non milita ai massimi livelli.

Eintracht Braunschweig, squadra della Bassa Sassonia, attualmente militante nella serie B tedesca ha la storia interessante riguarda il club ospite, con i colori giallo-blu: infatti l’Eintracht (in tedesco significa concordia) può essere considerato il primo club nella storia del calcio ad aver sistemato uno sponsor sulle proprie diviso da gioco.

Il marchio era quello del noto liquore Jägermeister, che nel 1972, dopo un accordo economico stimato in 100mila marchi fra i presidenti del club e dell’azienda, fu messo bene in vista sulle divise da gioco. Poichè il logo del liquore era (ed è) un animale diverso, Günter Mast, titolare dell’azienda, chiese di modificarlo. Il consiglio d’amministrazione della squadra votò a maggioranza per modificare lo stemma sociale, passando dal leone rosso (rappresentativo della Bassa Sassonia) al cervo Hubertus.

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Bernd Franke e Hartmut Konschal il giorno della presentazione

 

Tuttavia le cose sembrarono non filare lisce il giorno prescelto per la presenza del marchio sulle maglie: il 24 marzo 1973, nella gara contro lo Schalke 04, il simbolo che appariva era più grande di 4 cm del consentito (14 cm) per i loghi societari dalla Federazione tedesca. Ma il direttore di gara, dopo un’esitazione iniziale, consentì l’utilizzo delle casacche facendo si che l’Eintracht Braunschweig diventasse la prima squadra a prevedere una sponsorizzazione sulle maglie.

Da quell’episodio la federazione tedesca dovette cedere: nel giro di un paio di stagioni ben sette clubs adottarono uno sponsor per la maglia, fra cui il Bayern Monaco che optò per Adidas.

Baciccia: chi è il marinaio simbolo della Sampdoria

Baciccia è il marinaio che appare nel logo della Sampdoria. Ma chi è davvero questo signore che vediamo raffigurato con una pipa in bocca e la barba folta?

Baciccia è il diminutivo, originato (probabilmente) dalla pronuncia infantile di Battista, nome molto diffuso a Genova: Giovanni Battista, Giovan Battista o Giambattista o anche Giobatt.

Essendo città portuale, in termini grafici è stato raffigurato con il volto tipico da marinaio, stilizzato con barba, un caratteristico berretto in testa ed usato da chi solca i mari, pipa e capelli di media lunghezza al vento. A livello grafico, è  stato riportato mediante la raffigurazione di una silhouette di colore nero. Lo si può trovare sia all’interno del logo societario che anche individualmente, talmente è forte l’associazione del simpatico marinaio con il club blucerchiato.

stemma sampdoria.pngE’ con l’inizio della stagione 1980-1981, che il “baciccia” viene introdotto per la prima volta sopra le maglie doriane,inizialmente sul lato sinistro del petto.

Un pò di storia

Nel capoluogo ligure il diminutivo ha un significato identico di “balilla”, cioè il nomignolo del patriota genovese Giovan Battista Perasso che nel 1746, con il suo «Che l’inse?» («Devo cominciare?», letteralmente «Che [io] l’incominci?»), dette il via alla rivolta popolare contro le truppe occupanti dell’Impero asburgico.

Addirittura già nelle cronache dello scrittore inglese Charles Dickens, nel 1846 sul suo Pictures from Italy, cap. 4, identifica il nome Baciccia: “In consequence of this connection of Saint John with the city, great numbers of the common people are christened Giovanni Baptista, which latter name is pronounced in the Genoese patois Batcheetcha like a sneeze. To hear everybody calling everybody else Batcheetcha, on a Sunday, or festa-day, when there are crowds in the streets, is not a little singular and amusing to a stranger”.

Baciccia è anche il nome di una maschera genovese raffigurante un popolano buontempone e gaudente ed è spesso evocato nel teatro dialettale. Carosello, il programma RAI dei primi anni della televisione in Italia, vedeva la partecipazione del grande attore genovese Gilberto Govi impersonava un personaggio chiamato per l’appunto Baccere Baciccia.

L’aneddoto

La presenza della pipa in bocca ha creato un recente scandalo: nel 2009 il centro antitabacco dell’azienda sanitaria locale di Genova, nella figura del suo direttore, chiese alla dirigenza se fosse possibile rimuoverla, motivandola con il fatto di poter costituire un “cattivo” esempio per le giovani generazioni; l’allora presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, declinò gentilmente la richiesta, rispondendo che l’oggetto era puramente ornativo, trattandosi di una pipa spenta e non fumante.

Il The Guardian, tabloid inglese di grido,  in un articolo dedicato ai simboli dei clubs di calcio, inserisce i tifosi della Sampdoria fra i più fortunati, in quanto ricorda come il Baciccia permetta a qualunque fan nel mondo di vedersi identificato nei colori sociali e facendo un paragone, come è la Torre Eiffel del PSG o il liver bird del Liverpool.

Athletic Bilbao – Barcellona 12-1: la vittoria più larga in Liga

“Ci sentiamo schiacciati ed umiliati”, queste le prima parole del tecnico Paco Jémez dopo la goleada che il Real Madrid inferse lo scorso dicembre al Rayo Vallecano (10-2) nel piccolo e di vita ancora breve derby madrileno.

Dopo l’illusione iniziale degli ospiti che conducevano per 2-1 fino al 14° minuti del primo tempo; poi l’espulsione prima di Tito dopo lo scontro di gioco con Tony Kroos, e quella pochi minuti dopo di Baena, hanno aperto una voragine nella propria difesa, nella quale le stelle del Real hanno affondato senza pietà i loro colpi.

Ma ci si può chiamare anche Barcellona ed aver subito una sconfitta pesante nel punteggio: è quello che successe ai genitori calcistici di Messi & C. circa 85 anni fa, esattamente l’8 febbraio 1931. L’Athletic Bilbao infatti schiacciò con un pesantissimo 12-1 i bluagrana, risultato che costituisce tuttora la vittoria più larga nella storia della Liga.

Il Real Madrid si è avvicinato parecchio al record nel corso della sua storia: i precedenti larghi risultati,  Las Palmas (10-1) nel 1943 ed Elche (11-2) nel 1960, furono molto vicini, senza tralasciare uno storico 11-1 contro gli acerrimi rivali del Barcellona verificatosi nelle semifinali della Coppa nazionale nella  stagione 1942-43.

Il match del record

L’andamento della fragorosa vittoria dell’Atletico fu abbastanza simile al successo madrileno. Al San Mames, sul punteggio di 2-1 per i padroni di casa, il centrocampista catalano Martì si infortunò in uno scontro di gioco e dovette lasciare il campo (allora non esistevano le sostituzioni).

Iniziò la valanga dei baschi che chiusero il primo tempo sul 6-1, ma la tragedia sportiva non era ancora terminata. Infatti, mentre il portiere di casa Izpizua rimaneva spettatore in campo, la valanga si riversò sui catalani. In breve fu 9-1, quando Roig lasciò addirittura in nove i compagni per infortunio.

tabellone atletico bilbao barcellona 12 1

Le due formazioni in campo

Athletic Club Bilbao: Izpizua; Castellanos, Urquizu; Garizurieta, Muguerza, Roberto; Lafuente, Iraragorri, Bata, Chirri II y Gorostiza.

Barcellona: Llorens; Zabalo, Portas; Marti, Roig, Castillo; Piera, Goiburu, Sastre, Arnau y Parera.

Il giorno dopo, i giornali spararono a zero:  “La difesa (catalana) ha fallito per la pessima prestazione di Portas”, scrisse Abc. La “vera catastrofe”, classificò così il risultato El Mundo Deportivo mentre il quotidiano locale El Pueblo Vasco (Il popolo basco) rimase molto discreto: “Il Barcellona, che tante volte ha saputo vincere, ha saputo perdere degnamente”.