La maglia verde della Germania ai Mondiali di Svizzera 54

Per i tedeschi la maglia verde rappresenta il colore che li accompagna nelle partite in trasferta fin dalla metà del secolo scorso. Sul petto, nella diverse versioni succedutesi negli anni, appare l’aquila in volo abbassato, simboleggiante la rinuncia alle pretese imperialistiche da parte della repubblica federale tedesca.

Nel corso del primo Mondiale vinto dai tedeschi nel 1954 in finale contro l’Ungheria, in quella che fu chiamata il Miracolo di Berna, la nazionale scese in campo per la prima volta in verde nei turni eliminatori ed in semifinale mentre per l’ultimo atto contro i magiari scelse il classico bianco.

Il verde fu scelto in rispetto del colore predominante nel logo della federazione calcistica, la Deutscher Fußball-Bund. Per anni invece era stata accreditata la tesi secondo la quale si trattava di una forma di rispetto verso l’Irlanda, il primo paese non confinante che accettò di disputare un confronto con la compagine teutonica nel secondo dopoguerra.

Ed è negli anni Settanta che il colore acquista lo status di vincente. Nell’edizione dei campionati d’Europa del 1972, dapprima nei quarti di finale disputati con il criterio delle coppe per clubs, i tedeschi sbancano Wembley sconfiggendo i rivali storici dell’Inghilterra per 3-1 e pareggiando poi in casa a reti inviolate mentre nella fase finale a quattro in Belgio, battono in successione i padroni di casa in semifinale e l’URSS in finale per 3-0, sempre indossando la divisa da trasferta verde.

Invece il colore non porterà bene nella finalissima di Mexico 86, ma in quel caso i tedeschi incontrarono sulla loro strada un certo Diego Armando Maradona, che portò al  successo l’Argentina con le proprie forze e consacrandosi per sempre fra i più grandi, se non il più grande, campione della storia del calcio.

FIFA 16: la novità delle squadre femminili nei videogames

Le donne nel calcio sono una realtà: non sono le compagne dei calciatori vip a prendere le copertine dei magazines e delle riviste del settore, ma sempre più il calcio in rosa sta prendendo piede anche in Italia. Seppure come numero di tesserate non sia ancora arrivato ai livelli dei paesi del Nord Europa o degli USA, è più facile avere notizie dei risultati (vedi 90° minuto Serie B).

Il calcio femminile è entrato anche nei videogames e lo ha fatto per la prima volta in Fifa 2016. Il videogame della EA Sports infatti nell’ultima edizione uscita ha introdotto 12 squadre “rosa”, fra cui anche l’Italia. Le altre Nazionali che possono essere selezionati dai video-giocatori sono Australia, Brasile, Canada, Cina, Inghilterra, Francia, Germania, Messico, Spagna, Svezia e Stati Uniti. “L’ingresso di alcune delle migliori giocatrici e delle migliori squadre nel nostro team è un evento importantissimo per EA Sports“, disse David Rutter, vicepresidente e general manager di EA Sports al momento della presentazione.

La Casa Madre ha specificato che il “game’s motion“, il sistema che cattura i movimenti degli atleti e che rende realistiche le azioni e gli scontri di gioco, è stato usato su quattro giocatrici americane: Sydney Leroux, Abby Wambach, Alex Morgan, e Megan Rapinoe.

A partire dallo scorso settembre acquistare dunque una confezione di Fifa 2016 per PlayStation o Xbox ha permesso ai videogamers di trovarsi nel menù di gioco questa novità importante, un traguardo raggiunto in conseguenza di una petizione online aperta dai giocatori “virtuali” circa tre anni fa.

Sicuramente nella sfida eterna con PES,è stato un balzo culturale notevole, al momento non è ancora possibile effettuare sfide fra squadre miste o uomini contro donne, ma se in futuro si potesse giocare a Barcellona vs Barcellona in rosa?

 

Quando nasce l’Arbitro: la storia che portò alla creazione della figura neutrale

Quando il calcio moderno (parliamo del 1800) muoveva i primi passi, la figura dell’arbitro non esisteva affatto e non veniva nemmeno presa in considerazione. Lo spirito del fair-play, su cui si fondava il gioco, prevedeva che fossero i capitani delle squadre a garantire il rispetto delle regole in campo. Poi, ispirandosi al cricket, venne mutuata la figura dell’umpire, uno per squadra, con il compito di contare i goals fatti e, su richiesta dei partecipanti, di risolvere eventuali casi dubbi che insorgessero durante l’incontro.

La massima libertà nell’espressione del gioco del calcio fu foriero di novità ed esperimenti. Nel 1841, il match fra due compagini acerrime rivali di Rochdale, il Body-Guards Club ed il Fear-Noughts Club, che vedeva in palio danaro ed un barile di gin (!!!), vide la prima decisione arbitrale della storia. Entrambe le compagini, visto l’ammontare del premio, dovettero assicurare la massima lealtà durante la gara e venne imposto di rendere disponibile un umpire per parte.

Ad un certo punto la squadra del Body-Guards decise di far scendere in campo con i propri colori una persona presa dal pubblico, pur di assicurarsi la vittoria. Fu l’umpire della propria squadra, in onore del fair-play, a dichiarare irregolare il “trasferimento” ed assegnò la vittoria ai rivali del Fear-Noughts.

Negli anni successivi divenne sempre più abituale l’intervento esterno: nel 1849 in un match presso il college di Cheltenham, vi fu la presenza di due umpires al livello del campo ed un altro in tribuna, da una postazione più elevata. Presso il college di Eton, nel 1847, per la prima volta le regole scritte prevedevano la presenza di un terzo soggetto, neutrale, a cui spettasse il giudizio finale. Fino al 1861 la figura però non fu riconosciuta ufficialmente, ma utilizzata secondo gli usi ed i costumi dei partecipanti. Successivamente, nel 1878, un arbitro utilizzò per la prima volta il fischietto, utile per richiamare l’attenzione durante le sfide che, pur giocate da gentlemen, erano particolarmente accese.

Tuttavia non appariva la soluzione migliore: infatti la cosiddetta figura al di sopra delle parti, veniva interpellata soltanto se i due umpires non si trovavano d’accordo sulla soluzione da prendere. Occorreva che si arrivasse ad un punto comune.

Fu così che nel 1891 le Regole del Gioco vennero riscritte: l’International Football Association Board (IFAB) indicò nel referee l’unico direttore di gara che veniva ammesso all’interno del rettangolo di gioco, dotato di un fischietto e con potere decisionale totalmente autonomo.

Gli umpires cedettero dunque la loro funzione, diventando supervisori delle linee laterali. Saranno i precursori dei guardalinee, oggi denominati assistenti, acquisendo la competenza ad intervenire e giudicare in un maggior numero di casi di gioco.

Le prime tre finali di FA Cup (1872,1873 e 1874) furono dirette da Alfred Stair, di professione impiegato pubblico, ma anche calciatore dilettante per l’Upton Park, il quartiere di Londra casa del West Ham. La prima finale arbitrata, avvenuta il 16 marzo 1872, vide la vittoria per 1-0 dei Wanderers contro i Royal Engineers, la squadra che rappresentava i genieri del corpo militare inglese.

Whitby Town, come la Sampdoria nei colori, senza dimenticare Dracula

Il Whitby Town, club che disputa la Northern Premier League Premier Division, il 7° grado della piramide calcistica inglese, vede nella Sampdoria l’ideale a cui ispirarsi. La passione per il club doriano è tale che la maglia è stata realizzata seguendo il modello blucerchiato e non a caso, la città è situata sul mare come Genova, tanto che i giocatori locali sono denominati The Seasiders, tradotto liberamente qualcuno che vive in riva al mare.

Nell’estate 2006, pur mantenendo il Royal Blue, il colore che richiama quelli della Casa Reale, il presidente del club Graham Manser mostrò pubblicamente la modifica, con l’adozione, come riportato sul sito ufficiale  “the much loved Sampdoria style stripes” (lo stile a strisce della Sampdoria molto amato).

maglia whitby sampdoriaNella bacheca del club fa bella mostra di sè la FA Vase del 1995, la Coppa inglese per le squadre iscritte ai campionati dalla Seconda Divisione in giù, in sostanza i club dilettantistici anglosassoni.

Ma Whitby, cittadina del North Yorkshire, è nota più che  per le prestazioni sportive dei suoi calciatori, per lo stretto legame con la storia e la cultura. James Cook, esploratore e navigatore inglese, fece costruire nei cantieri navali del luogo le imbarcazioni per solcare i mari. In campo letterario, una larga parte del libro Dracula di Bram Stoker è stata ambientata proprio a Whitby. Nel libro si narra che la Demeter, la nave che portava a bordo il vampiro, si sia infranta contro le rocce in seguito ad una tempesta. Inoltre Stoker narrò di aver trovato il nome Dracula frequentando la libreria locale.

Terry Butcher: l’immagine di guerriero sanguinante in Svezia-Inghilterra

Terry Butcher non è stato un semplice calciatore, ma un vero guerriero sul campo, come d’altronde nel suo cognome, nella traduzione italiana (macellaio), già erano presenti i segni di un carattere speciale.

Nato a Singapore, ma di cittadinanza inglese, Butcher giocò con l’Ipswich Town nel periodo 1976-86, vincendo una FA Cup ed una Coppa Uefa nel 1981. Passa poi in Scozia, vestendo la maglia dei Rangers Glasgow con cui vince tre titoli nazionali.

Con la maglia della nazionale inglese, partecipa a ben tre fasi finali: 1982, 1986 e 1990. Ed è proprio in occasione di un match di qualificazione per  Italia 90 che Butcher rimarrà nelle menti di molti sportivi.

Il 6 settembre 1989 l’Inghilterra è impegnata a Stoccolma contro la Svezia: i “bianchi” comandano il girone e serve assolutamente un punto per qualificarsi. In uno scontro di gioco il difensore inglese rimane colpito al capo: con un bendaggio alla testa (e qualche punto di sutura nell’intervallo) riprende il gioco come se nulla fosse.

Ma un ulteriore botta gli provoca un sanguinamento che non cesserà per il tempo restante; per Butcher non c’è problema, Italia 90 vale molto di più di un semplice mal di testa. La scena finale vede il nostro eroe uscire dal terreno di gioco, con il punto (in classifica), conseguenza dello 0-0, necessario per la qualificazione e la maglia in queste condizioni.

butcher

Qualche anno dopo, in un’intervista alla BBC, ricordando l’episodio, dirà: “Fu un match-icona per la mia carriera. Avevo già sopportato nella mia carriera paure maggiori per non comportarmi così”. Attualmente Butcher è allenatore dell’Inverness, club del massimo campionato scozzese.

Squadre omonime: Arsenal d’Inghilterra e d’Argentina

Dal distretto di Buenos Aires di Sarandì a Londra il passo non è breve. Ma il calcio può unificare, anche soltanto nel nome (identico) di un club. L’origine della denominazione della squadra argentina è molto simile a quella più famose londinese, data la vicinanza con un arsenale militare.

L’Arsenal de Sarandi nacque nel 1957 per mano di un gruppo di appassionati guidati da due fratelli poi diventati famosi: Hector e Julio Grondona, che diventerà qualche anno più tardi numero uno della federazione nazionale fino alla morte.
Tifosi di due clubs locali, il Racing e l’Indipendiente, i colori sociali furono costituiti con un mix delle due squadre, l’azzurro del primo ed il rosso del secondo.
Sebbene Julio, a cui è intitolato lo stadio, arrivasse alla guida dell’AFA, l’Arsenal militò nelle divisioni inferiori fino al 2002, quando raggiunse la serie A nazionale, conquistando successivamente nel 2002 la Coppa Sudamericana e nel 2007 il Clausura.

Panenka, l’inventore del rigore “cucchiaio” – video

Antonin Panenka è l’inventore del “cucchiaio”, il rigore calciato con il colpo sotto che sorprende il portiere che generalmente ha già “battezzato” l’angolo verso cui tuffarsi.

panenka

Ma chi è davvero Panenka ? Nato a Praga il 2 dicembre 1948, era un centrocampista tecnico, non veloce ma assai abile nel calciare da fermo. Ha indossato nel corso della sua lunga carriera le maglie di Bohemians Praga, Rapid Vienna, St.Polten e Slovan Vienna, poi, una volta sceso nelle categorie inferiori, ha militato con Asv Hohenau e Kleinwiesendorf. Una volta appese le scarpe al chiodo nel 1993, aveva realizzato 139 reti in 357 partite nel campionati di massima serie.

Con la maglia della Cecoslovacchia somma 59 presenze con 17 reti tra il 1973 e il 1982, vincendo gli Europei che lo hanno reso celebre nel 1976 in finale contro la Germania Ovest. Erano due anni che Panenka aveva l’abitudine di calciare i rigori in questa maniera innovativa, piede sotto, colpo secco e pallone morbido che si alza a mezz’altezza prima di adagiarsi oltre la linea, traendo totalmente in inganno l’estremo difensore che aveva già deciso un angolo presso cui lanciarsi.

Poi, una volta diventato di pubblico dominio, ci sono voluti anni perché venisse adottato da diversi giocatori. Indicato con termini vari come cucchiaio, scavino, attualmente sono diversi gli interpreti, passando da Zidane a Totti, da Pirlo a Sergio Ramos.
Come ha rivelato l’inventore in un’intervista, “La mia fortuna fu che nessuno mi aveva visto al di fuori della Cecoslovacchia”, conseguenza del Muro costruito fra le due Germanie che in realtà divideva l’Europa, politicamente, culturalmente ed anche sportivamente parlando.

Oggi Panenka è presidente onorario del Bohemians di Praga, la sua prima squadra, preferendo un ruolo “politico” ad uno da tecnico, avendo fatto al massimo solo il vice-allenatore motivando con il fatto che : “Io sono un buono, per fare il capo devi avere un altro carattere”.

E ripercorrendo con la mente quella fatidica notte di Belgrado, Panenka si è sempre dichiarato assolutamente fiducioso nella riuscita del “colpo gobbo”: «Era il decimo che tiravo in carriera, non ne avevo sbagliato nemmeno uno, in quel modo. Alla fine sono stati 35, con 34 reti e un solo errore».

E quando gli fu chiesto cosa sarebbe successo se il “giustiziato “, il mitico Sepp Maier, non si fosse mosso, l’ex centrocampista boemo dichiara: «Ero arrivato a un grado di sicurezza elevatissimo. Avrei segnato al mille per cento. Se fosse andata male? Magari avrei smesso di giocare quella sera stessa. E sarei tornato a fare il tornitore, sono molto bravo». Quella sera la Cecoslovacchia conobbe il suo punto massimo calcistico, Panenka entrò per sempre nella storia.