Le frasi famose di Zeman, il boemo

Nella nostra immaginazione Zdenek Zeman è un uomo parco di parole. Intervistato più volte, o per lo meno si tenta, il boemo risponde con poche frasi, optando per la sincerità e la brevità del pensiero. E quando l’ironia fa capolino nella mente di Zeman, dalle sue labbra esce il meglio del pensiero zemaniano.

[Durante un’intervista a “Che tempo che fa”] Alcuni giocatori si lamentano che faccio correre troppo? A Pescara vivo sul lungomare, e ogni mattina vedo un sacco di persone che corrono. E non li paga nessuno loro.

[Dopo il secondo esonero alla Roma alla domanda “Smetterà di allenare?”] Dovrebbero spararmi.

[Intervistato da “Le Iene”, gli viene chiesto perché nell’ultimo anno non sono stati trovati giocatori positivi al nandrolone] Avranno cambiato gli shampoo… o sono finiti i cinghiali.

[Sulle squalifiche degli allenatori per il scandalo del calcioscommesse del 2011] Anche un giocatore squalificato si può allenare, però penso che se c’è una squalifica lunga un allenatore non possa allenare. Quanto lunga? Sopra i tre mesi.

[Dopo la conferenza stampa previa all’incontro Juventus-Roma del 29 settembre 2012] Un pronostico per la partita? Non so, chiedetelo a Buffon: io vado solo in tabaccheria, è lui quello che passa in ricevitoria.

[Dopo le dichiarazioni di Gianluigi Buffon sul gol non convalidato al Milan in Milan-Juventus 1-1 del 25 febbraio 2012] Di solito durante una partita nessuno direbbe se il pallone è entrato in porta o no, dopo la gara però si deve ammetterlo. E chi lo fa è solo onesto. Buffon è anche capitano e portiere della Nazionale: credo che debba dare l’esempio e dimostrare onestà.

Gli altri lavorano in base ai soldi, noi in base alle idee.

Il risultato è casuale, la prestazione no.

Io non sono cieco, io non ce l’avrò mai con la Juventus visto che dormivo con la maglia della Juventus, visto che mio zio ha vinto due Scudetti.

[Su Lecce-Parma 3-3, ultima giornata della Serie A 2004-2005] Ma queste partite io penso che, specialmente quell’annata dove erano invischiate nella retrocessione 8-9 squadre, penso che tutte le partite si sono giocate in questo modo. Nel senso per non farsi male.

[Dopo i complimenti di Moggi sulla sua stagione a Pescara] Mi chiedete dei complimenti di Moggi? Io non mi voglio rovinare la giornata.

Modulo e sistemi di allenamento non li cambierò mai. Per coprire il campo non esiste un modulo migliore del 4-3-3.

Non conto mai le sigarette che fumo ogni giorno, altrimenti mi innervosirei e fumerei di più.

[Sulle quotazioni delle società di calcio in Borsa] Non dovrebbero essere quotate in Borsa. I risultati mi danno ragione. Il calcio deve stare fuori dalla finanza e dalla politica.

[Alla domanda su un’eventuale cena con un nemico, magari il presidente della FIGC Giancarlo Abete] Perché no? Abete non è mio nemico ma nemico del calcio.

Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. È un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante.

[Sull’inclusione degli scudetti 2004-05 e 2005-06 nel numero degli scudetti vinti dalla Juventus nel 2012] Se gli juventini si sentono così, io di scudetti ne scriverei magari ventidue, ventitré. Ognuno si può mettere quello che vuole.

[Rispondendo a Moggi lo aveva definito “un buon allenatore che purtroppo si distrae sempre e perde l’essenza del calcio”] Se l’essenza del calcio è il doping o il comprare gli arbitri allora io sono molto lontano da questo.

[Sugli effetti della creatina] Se un portiere di 28 anni dovette cambiare misura dei guanti perché gli erano cresciute le mani, vuol dire che c’era qualcosa che non era normale.

Sensi? Bravissimo ma non ho capito perché mi ha rinnovato il contratto.

Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti. Penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente.

[Rispondendo a “Chi sono i 5 migliori giocatori italiani?”] Totti, Totti, Totti, Totti e Totti.

Carlo Mazzone: le sue frasi più celebri

Carlo Mazzone è personaggio a tutto tondo: grande allenatore che nel corso di una carriera trentennale ha lasciato ottimi ricordi nelle piazze in cui ha svolto e raggiunto importanti obbiettivi. Ecco allora le frasi più famose che lo hanno fatto apprezzare da milioni di sportivi italiani.

Battere la Roma? È mio dovere provarci. Ma è come uccidere la propria madre.

La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri.

Dicevano Mazzone è il Trapattoni dei poveri. Rispondevo: amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi.

Questa volta abbiamo avuto un pizzico di puntini puntini.

Difensore scivoloso, difensore pericoloso.

Dicono che gli errori degli arbitri cor tempo se compensano. Allora dico: fate presto perché io sto quasi per andà in pensione e sto sempre in rosso.

Guardi, uno che ha fatto Ascoli-Sambenedettese credo che, sul piano dell’intensità emozionale, abbia provato tutto.

Amedè quanti gol hai fatto in carriera”. “4 Mister”. “E allora perché cazzo te ne stai a annà in attacco!!!

A Varrià, me sa che domenica te cacciano… Sta attento a come te comporti che me sa che te cacciano. Io ho conoscenze a Roma, sono venuto a sapere che ti stanno per sostituire… Non è bello che ogni domenica prendi di mira gli allenatori.

Il fallo tattico è il cugino della simulazione.

Come diceva mio padre, me devono solo imparà a morì.

Posso dire che Pep è un ragazzo di una serietà pazzesca, a volte troppa. Per raccontare un aneddoto: mi ricordo che a Brescia a un certo punto vedevo che non parlava mai e gli faccio: “Ahò, ma te vuoi stare zitto?” E lui: “Ma come, non ho detto niente!”. E io: “Appunto, ti prendo in giro. Non mi dici niente? Non hai osservazioni da fare?”. E lui mi diceva che era così, non contestava, apprendeva e basta.

Parlando di Francesco Totti – Per me è un grande piacere, per l’uomo, perché oltre ad essere un grande campione, che sta facendo e ha fatto la storia della Roma, Francesco è una persona splendida che si merita, umanamente, tutti i traguardi che ha raggiunto. Nel mio periodo sulla panchina della Roma Totti mi ha dato grandi soddisfazioni. Io ho avuto da subito la sensazione che fosse uno dei migliori, ma l’ho nascosto, non ho avuto pubblicamente grandi slanci nei suoi confronti: Roma è una città molto difficile calcisticamente e ho sempre avuto l’istinto di difenderlo, tenendo per me le idee che avevo su di lui. È stato un onore essere stato il suo allenatore.

Sulla Juventus – La società più società, la squadra più squadra.

Franco Scoglio: il Professore, le frasi più celebri

Franco Scoglio, chiamato il Professore per essere laureato in Pedagogia, salì alla ribalta come tecnico nella sua Sicilia, con il Messina: ricordava spesso infatti di essere non un siciliano ma un uomo delle Eolie (era nato a Lipari), per rafforzare il suo legame con le origini. Ma è alla guida del Genoa che raggiunge la massima serie: tanti saranno i derby, dialettici ed in panchina con Boskov. Diventerà ben presto idolo della Curva Nord di Marassi, e proseguirà poi sedendosi sulle panchine di   Bologna, Udinese, Lucchese, Pescara, Torino, Cosenza e Ancona, senza dimenticare l’esperienza con la Tunisia, che si qualificherà ai Mondiali 2002.

Ecco allora alcune delle frasi storiche dell’allenatore scomparso purtroppo ormai dieci anni fa circa- Franco Scoglio

Io non faccio poesia, io verticalizzo!

Sapevo che un mio giocatore la sera andava in discoteca fino a tardi, l’ho
seguito e quando è entrato nel locale gli ho lasciato un biglietto nel
tergicristalli con scritto:”Stai attento, il tuo allenatore lo sa!”…Non
c’è andato mai più.

La vittoria non mi da emozioni particolari ma odio la sconfitta. Quando
perdo divento una bestia e a casa litigo con mia moglie. Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili.

Lei, laggiù in fondo, mi deve ascoltare. Altrimenti io sto qui a parlare ad minchiam.(Scoglio in conferenza stampa rivolgendosi ad un giornalista)

In questa squadra ho a disposizione doppioni, triploni, quadripliconi nello stesso ruolo.

Io al Genoa sono il migliore allenatore al mondo.

Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo…

Ci sono 21 modi per battere un calcio d’angolo e 12 per battere una punizione.

Abbiamo perso per l’errata applicazione di un meccanismo a “elle”
rovesciata.

La Samp è come Dorian Gray, cultore dell’estetismo.

La Coppa Italia??? Vale quanto la coppa del Nonno. La Coppa delle Coppe vale la Mitropa!

Toglietemi di torno ‘sti gialli di minchia…. (il riferimento è ai
giornalisti giapponesi ai tempi di Miura).

Sono un diverso perchè non frequento il gregge: il sistema ti porta
all’alienazione.

Io non comando i giocatori, io li guido.

Pagherei 2 biglietti per vedere Maradona.

Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.

Il gol preso a Bergamo calcisticamente non esiste.

Se dici giuve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se
dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C.

Il presidente non esiste, la squadra non esiste e la società non esiste, ma nella maniera più assoluta: esiste solo tifoseria e tecnico.

Miura bravo di testa, bravo di destro, bravo col sinistro ma non adatto al
campionato italiano. Ne è sicuro Professore? Nella maniera più assoluta.

Se qui a Genoa non vinco uno scudetto in tre anni torno a Lipari a fare
l’albergatore.

Luiso è un ragazzotto maleducato, affettuosamente parlando.

Bouza è tatticamente come Maldini.

Gabsi è il Di Livio d’Africa.

Badra è secondo solo a Baresi.

Mensah sarà il nuovo Desailly.

Io per lei non sono il signor Scoglio sono il Professor Scoglio.

La corsa è il nostro vaccino, la tattica esasperata la nostra minestra.

Noi siamo il Genoa e chi non ne è convinto posi la borsa e si tolga le
scarpe. Noi non siamo il Roccapepe! Che poi dove cazzo sarà sto Roccapepe, magari è un paese bellissimo…

Io i colori rosso e blu li ho nel sotto pelle, capisce? Non prendo in giro
nessuno quando dico che il Genoa è tra le prime 10 squadre d’Europa, come nome.

Mi rilasso con i fumetti di topolino e con i film western: so già che avranno un lieto fine.

Nel nostro piccolo, al Genoa, faremo come la Dinamo Kiev. Quando avremo
recuperato il tornante Rotella, s’intende.

Oggi faccio un’analisi a 300 gradi, 60 gradi li tengo per me.

Codrea è un grande play perchè aggredisce spazio e tempo.

Io non ho bisogno dello yacht, mi basta una barchetta per pescare.

Esonerato dal Torino, ho brancolato per 2 anni nell’oscurità.

Il doping è sempre esistito e i calciatori sono ignoranti, nel senso che
ignorano elementi di chimica e farmacologia.

Quando mantengo la testa sulle spalle posso combinare qualcosa di buono. Ho sbagliato due stagioni non ero lucido e mi sono prostituito.

Stagione 88/89, negli spogliatoi: “Ragazzi questa formazione me l’ha
predetta Dio”.

Gli avversari hanno il sapore dei datteri.

L’uomo discende dall’Africa ed è per questo che sono arrivato qui io ad
allenare.

Intervista al tg2: “So bene che alcuni mi danno dell’istrione, ma lei sa che faccia fa l’istrione??

Io le tabelle non le sbaglio mai, Io sono un uomo da numeri.

Sono un allenatore di strada, un po’ prostituta, che si arrangia.

La vita è una roulotte!

Le caratteristiche che devono avere i miei giocatori? Senz’altro necessitano di attributi tripallici!!! Quelli che hanno 3 palle fanno il pressing, quelli che ne hanno 2 giocano al calcio, quelli che ne hanno 1 fanno le partite tra scapoli e ammogliati.

Infine: “sarò un uomo finito il giorno in cui tutti mi vorranno bene”.

Edi Bivi, bomber degli anni 80 con Catanzaro, Bari, Pescara, Triestina

Edy_Bivi catanzaroBuon Compleanno Edi Bivi, bomber di Mestrina, Catanzaro, Bari, Pescara, fra le tante squadre in cui il giocatore nato a l’11 gennaio 1960 a Lignano Sabbiadoro ha militato. E nei primi Anni Ottanta conobbe la Serie A grazie alla maglia giallorossa dei calabresi.

Fu l’annata 1981-82 ad essere fantastica: l’attaccante realizzò 12 reti piazzandosi al secondo posto dietro il vincitore Pruzzo mentre il Catanzaro raggiunse il settimo posto finale, miglior piazzamento di sempre (come nella stagione 1980-81), e la semifinale di Coppa Italia.

Nel video la rete con cui i calabresi sbancarono San Siro sconfiggendo il Milan per 1-0.

Juary, il brasiliano che danzava sulla bandierina

Quando arrivò nel calcio italiano, conoscemmo ben presto Juary, quel piccolo brasiliano dell’Avellino che festeggiava danzando intorno alla bandierina del corner.

Alla riapertura delle frontiere nella stagione 1980-81, Juary Jorge dos Santos Filho, più semplicemente Juary, fu scelto dall’Avellino del patron Sibilla per difendere i colori dei lupi irpini.

In quell’epoca i media non erano aggiornati come oggi ed il giovane brasiliano era uno sconosciuto alla maggioranza dei calciofili. Tuttavia Juary aveva già militato nel Santos, il mitico club brasiliano di Pelè ed era nel giro della nazionale verdeoro. Fino all’estate 1980 militava in Messico con l’UAG, Universidad de Guadalajara quando, con un escamotage, fu venduto in Italia.

Infatti il brasiliano, anni dopo, racconterà che fu messo su un aereo, direzione Italia, allo scopo di farli visionare alcuni talenti. Durante il viaggio però, i dirigenti messicani rivelarono all’attaccante che in realtà era appena stato ceduto all’Avellino.

E per Juary, lo shock durò anche nei primi mesi di permanenza in terra irpina: esile, sembrava poco adatto per un torneo importante come quello italiano. Non appena si sbloccò con le prime reti, i timori iniziali di essere un bidone svanirono, diventando  idolo del Partenio. Ed il pubblico italiano fece conoscenza con il suo modo curioso di esultare, il giro ripetuto per tre volte intorno alla bandierina del corner.

Juary spiegò l’origine di tale esultanza con il fatto che ai tempi del Santos, dopo una rete, volle esprimere la sua gioia in maniera istintiva e così fece, in una partita che lo vide autore di una tripletta. E da allora divenne un suo rituale, “esportato” in Serie A con Avellino, Inter, Ascoli e Cremonese. A soli 26 anni si ritrovò scaricato dal calcio italiano, ma la sua carriera doveva ancora toccare i suoi massimi.

Trasferitosi al Porto, Juary trionfò con i portoghesi nel 1986-87 nell’allora Coppa dei Campioni, segnando il goal – vittoria contro il Bayern Monaco nella finale che divenne famosa per la rete siglata dall’algerino Rabah Madjer con un colpo di tacco che gli valse per sempre la definizione di Tacco di Allah. Nella medesima stagione il Porto si aggiudicherà Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale e Coppa del Portogallo.

Cullen, il tifoso dell’Everton in boxer allo stadio per beneficenza

Si chiama Michael Cullen il tifoso dell’Everton  che nel Boxing Day si è presentato a Goodison Park per il match contro lo Stoke City in slip. Ma il 50enne tifoso dei toffies non è impazzito: il curioso fan segue si presenta allo stadio per seguire i suoi amati Toffies dotato solo di costume da bagno, cuffia ed occhialini.

La scelta è unicamente per beneficenza: infatti da un paio d’anni gira gli stadi inglese raccogliendo soldi per la ricerca contro il cancro. Dapprima Cullen ha rivolto la sua attenzione verso il triathlon, praticandolo non tanto per motivi agonistici quanto per rendere pubblica la raccolta di fondi per la nobile causa.

Soprannominato Speedo Mick per via della marca indossata, Cullen in una recente intervista ha spiegato la scelta: «Io sto nuotando per l’istituto di Woodland perché recentemente un amico ha perso il padre, e questo è il luogo dove è stato curato fino alla fine dei suoi giorni. Non m’importa da dove vengono i soldi, il cancro non discrimina e non s’interessa da dove provieni o quanto sei ricco. Lo scopo di questa raccolta è cercare di contribuire a qualche cura e di supportare i malati terminali e le loro famiglie».

Nel giugno 2014, il tifoso dei Toffies nuotò nel Canale della Manica incurante del freddo e, con il sostegno morale della moglie, completò l’impresa dopo 16 ore !!. Da allora il suo impegno nel campo sociale è progressivamente aumentato, con l’ingresso nel mondo della Premier League, sempre “vestito” come se dovesse nuotare da un momento all’altro, ma con il cuore sempre pronto a battere per le cause sociali.

Chi è Manolo, tifoso storico delle Furie Rosse di Spagna

Manolo lo vediamo sugli spalti degli stadi in cui gioca la Spagna: chi è il tifoso numero 1 delle Furie Rosse. Scopriamo chi è questo pittoresco personaggio.

Manuel Cáceres Artesero, conosciuto più semplicemente come Manolo, è il tifoso numero uno della Spagna. Nato a  San Carlos del Valle il 15 gennaio 1949, un paesino della Castiglia, a sud di Madrid, ha iniziato la “carriera” (carrera in spagnolo) di tifoso negli anni Ottanta, quando scomparve il suo alter ego italiano, il mitico Serafino.

Si sposta in lungo e in largo per il mondo seguendo le Furie Rosse, assieme al tamburo ed indossando la maglia numero 12, un classico della simbologia del tifo, il basco nero in testa ed al collo un fazzolettone aragonese (il cachirulo).

Al momento può vantarsi di aver seguito in prima fila ben sette Europei e nove Mondiali. Con la sua esuberanza, la sua forte passione ed il tamburo che suona incessantemente per tutti i 90 minuti (è detto anche El Bombo) trascina l’intero settore spagnolo durante le partite.

Manolo però non fa il tifoso per professione: infatti possiede e gestisce il bar “Tu Museu Deportivo” a Valencia, vicino allo stadio Mestalla. Il locale nel corso degli anni è diventato un vero luogo di culto calcistico: le foto, le sciarpe, i trofei che sono ben visibili all’interno diventano una meta per tanti appassionati del gioco, spagnoli e non.

manolo el bombo tamburo

Appassionatosi al tifo nella sue essenza, quella sana e folkloristica, inizia a frequentare i gradoni di uno stadio nella metà degli anni 70 a Huesca, in Aragona. Manolo decide allora che deve fare qualcosa di simile al seguito della Nazionale:la sua prima presenza con le Furie Rosse è datata 9 dicembre 1979, incontro di qualificazione agli Europei 80 che si svolgeranno in Italia.

La Spagna vince 3-1 ed ottiene il pass per l’edizione italica. Purtroppo non potrà incontrare e conoscere di persona Serafino, morto nella primavera del 1980. Nell’edizione casalinga dei Mondiali di Spagna 82 Manolo si supererà: segue gli iberici utilizzando il vecchio metodo dell’autostop, spostandosi nelle diverse sedi solo mostrando il “pollice” lungo le strade. Purtroppo per lui, e gli spagnoli, la nazionale verrà eliminata nel secondo turno dalla Germania.

L’apice del successo verrà raggiunto ai Mondiali di Sudafrica 2010: per colpa di alcune ernie dovrà fare rientro in patria saltando il match dei quarti di finale contro il Paraguay, ma riuscirà a tornare in Africa per assistere al successo finale contro l’Olanda. Da quel momento per Manolo ci sarà sempre un biglietto aereo, hotel e biglietto allo stadio pagato in qualunque città la Spagna gioca, tanta è la popolarità di El Bombo.

manolo bacia coppa mondo spagnaRecentemente Manolo è comparso anche in alcuni spot pubblicitari. Ha partecipato anche agli Europei di basket del 2007, svoltisi nel suo paese e persi in finale per un punto contro la Russia.