Arbitri: quando si chiamavano giacchette nere

La televisione a colori ed il bisogno di non identificarli per forza con un colore il più delle volte nefasto, ha tolto agli arbitri da qualche anno l’appellativo di giacchette nere con cui solitamente venivano indicati.

La moda, sempre più al passo coi tempi anche nel mondo del calcio, ha fatto si che venisse lentamente abbandonato la divisa completamente nera, sicuramente ben riconoscibile in mezzo ai 22, ma decisamente lugubre e soprattutto con un significato il più delle volte negativo.

Ecco allora che occorre andare indietro nel tempo per rivedere certe divise in tinta unita che non concedevano nulla al fashion.

arbitro finale mondiale 1930

L’arbitro della prima finale della Coppa del Mondo che si tenne nel 1930 in Uruguay, il belga Langenus, indossava una divisa particolare: giacca di velluto, pantaloni alla zuava, camicia bianca e cravatta e se pensate che fino a pochi giorni prima del match non voleva nemmeno arbitrare, data la tensione presente fra le due finaliste, i padroni di casa e l’Argentina. Infatti il belga accettò di dirigere la contesa solo dopo che gli organizzatori ebbero stipulato un’assicurazione sulla vita e preparato una nave che lo portasse lontano dal paese in caso d’emergenza.

lando buzzanca arbitro

Venendo al secondo dopoguerra, una delle figure rimaste più impresse è stata sicuramente quella di Concetto Lo Bello, direttore di gara dal pugno di ferro ed inflessibile. L’attore Lando Buzzanca ne interpretò la parte alla lettera in un film comico degli anni 70. Come si può notare la giacca presentava una cerniera lampo mentre il colletto era bianco.

Oggi invece i direttori di gara italiani, possono optare  fra tre colori: il nero, giallo ed azzurro mentre in campo internazionale la FIFA ha optato per Nero, Azzurro, Rosso e Giallo. E non chiamatele più giacchette nere, potrebbero non darvi retta come un tempo!

divise arbitro serie a

Stromberg: bandiera e capitano dell’Atalanta

Glenn Stromberg è stata la bandiera dell’Atalanta per ben otto stagioni, vestendo la maglia e la fascia di capitano in 219 occasioni con 18 reti. Una sola annata in Serie B, quando gli orobici, guidati da Mondonico, seppero arrivare fino alle semifinali di Coppa delle Coppe, superati nel doppio confronti dal Malines che poi alzò la coppa.

Stromberg, dopo otto anni con la maglia degli orobici , apppese le scarpette al chiodo al termine della stagione 1991-92. Tuttora il legame con i colori bergamaschi è talmente forte che nella Curva Nord, cuore del tifo bergamasco, sono presenti le otto maglie dei capitani del club e quella dello svedese è posta al centro del settore, a simboleggiare  ulteriormente l’affetto che i tifosi gli hanno tributato.

Vanta un palmares di tutto rispetto: 1 campionato, 2 coppe nazionali, 1 Coppa Uefa in Svezia con la maglia del IFK Goteborg; 1 campionato ed una Coppa nazionale del Portogallo nell’unica stagione al Benfica.

Smessi i panni da calciatore con l’Atalanta, Glenn Stromberg è rimasto legato all’Italia con la creazione di un marchio che importa prodotti alimentari in Svezia suo paese origine. Svolge inoltre la professione di commentatore calcistico per la tv svedese.

Empoli – Inter: quando Recoba segnò da 50 metri

El Chino Recoba è spesso ricordato per episodi piuttosto che per una carriera costante: dal suo arrivo in Italia all’Inter, siglando una doppietta alla prima giornata contro il Brescia alla squalifica per lo scandalo passaporti, ai numerosi goal da posizioni impossibile, il calciatore uruguaiano è rimasto  nei ricordi dei molti interisti, sempre speranzosi che dal suo sinistro magico potesse partire il colpo risolutore.

Ed il 25 gennaio 1998, Recoba seppe salvare i nerazzurri dalla sconfitta sul campo dell’Empoli con una prodezza da circa 50 metri, cogliendo il portiere toscano Roccati fuori dai pali con un colpo da biliardo.

Leroy Rosenior, l’allenatore con l’esonero più veloce della storia

Leroy Rosenior deve essere l’allenatore più paziente della storia del calcio: nel 2007, precisamente il 17 maggio, firmò con il Torquay United, club inglese appena retrocesso dalla League Two in Conference National, il quinto gradino della piramide del calcio anglosassone. Ma  10 minuti dopo la sigla del contratto, il proprietario e presidente Mike Bateson informò il povero Rosenior che il club era stato appena ceduto e che l’accordo era definitivamente saltato.

L’acquirente, Alex Rowe, aveva infatti deciso che non era la persona adatta per guidare il team, per la serie Sliding Doors nel calcio.
Al suo posto venne assunto Paul Buckle, ex centrocampista, che aveva militato in passato nel club per un paio di stagioni e che aveva appena appeso le scarpette al chiodo vestendo la maglia dell’Exeter City. Al termine della stagione il Torquay si classificò in terza posizione, venendo ammesso a disputare i play-off per la promozione.

Ma in semifinale fu eliminato nel doppio confronto proprio dall’ex club di Buckle, che vincerà poi la finale e verrà promosso in League Two.
Il Torquay dovrà attendere la stagione successiva per fare ritorno fra i professionisti, vincendo stavolta i play-off.
Attualmente la squadra, dopo la retrocessione avvenuta un paio di stagioni orsono, è tornata a militare in National.

E Rosenior? Dopo l’infelice parentesi di tecnico (per 10 minuti), lasciò per sempre la carriera di allenatore. Attualmente lavora per G-Sport, pay-Per-View africana in qualità di commentatore sportivo, oltre ad apparire in alcuni programmi calcistici della BBC regionali. Svolge inoltre il ruolo di ambasciatore per Show Racism The Red Card, associazione benefica che combatte il razzismo in Inghilterra.

Suo figlio Liam svolge la professione di calciatore: il 31-enne difensore gioca per il Brighton & Hove Albion, militante in Championship. Nel suo passato, ironia della sorte, ha vestito anche la maglia del Torquay.

Dizionario del calcio italiano-spagnolo

Come si fa a non seguire la Liga? Vedere Messi, Ronaldo, Neymar, Suarez, il Barcellona, il Real Madrid o l’Atletico Madrid di Simeone ed ascoltare l’audio originale, per vivere a fondo le emozioni. Ecco allora un dizionario italiano-spagnolo calcistico, per essere pronti al prossimo Clasico di Spagna.

Le Puntate Precedenti

IngleseFrancesePortogheseTedesco

 

italianospagnolo
ala destra / sinistraala izquierda/derecha
allenamentoentrenamiento
allenatoreentrenador
amichevoleamistoso
arbitroárbitro
area di portaárea del terreno
area di rigoreárea penal
assistasistencia
attaccanteatacante
autogolgol en propia puerta
bandierina del cornerbanderín de esquina
barrierabarrera
calciatorejugador
calcio d’angolocorner
calcio di punizionetiro libre
calcio di rigorepenalti
campionatocampeonato
campionecampeón
campoárea del terreno
capocannonieremejor goleador
cartelino giallo / rossoamarilla/roja tarjeta
centravantidelantero centro
centrocampistamediocampista
classificatabla de calificaciones
colpire di testadescabezar
colpo di taccotaconazo
colpo di testacabeceo
contropiedecontre-attaque
Coppa del MondoCopa del Mundo
difensoredefender
dischetto del rigoreel punto de penalti
doppiettadoblete
espulsioneexpulsión
fallofalta
fallo di manofalta de mano
fare un golmarcar
fuorigiocofuera de juego
gara di spareggioplay-off
Gol!! (esclamazione)gol
goleadagoleada
guardalineeárbitro asistente
infortunatolesionado
intervallointervalo
invasione di campoinvasión de campo
la squadraequipo
lanciodisparo
linea di fondolínea de fondo
linea lateralelinea de banda
magliacamiseta
marcatoremarcador
metacampomedio campo
nazionalenacional
pallapelota
palleggiareregatear
palopalo
panchinabanco de sustitutos
parare un tiroblocar
pareggioempate
partitapartido
passare la pallapasar
portameta
portiereportero
primo/secondo tempoprimer/segundo tiempo
promozionepromocion
quarto uomoquarto árbitro
raccattapallerecogepelotas
rete (della porta)red
retemeta
retrocessionedegradacion
rigori (dopo i tempi supplementari)tanda de penales
rimessasaque de banda
rimontare un golremontada
sconfittaderrota
simulazionesimulación
sostitutosuplente
sostituzionecambio
spareggiopartido de desempate
spogliatoiovestuarios
stadioestadio
tempo di recuperotiempo de recuperación
tempo supplementareprórroga
tifosofanatico
tirarerematar
tiroremate
torneotorneo
trasfertatransferencia
traversabarra horizontal
triplettatriplete
vittoriavictoria

Premier League: i soprannomi delle squadre inglesi

In Inghilterra ogni squadra viene identificata con soprannomi caratteristici. I nicknames sono entrati fin da subito nella storia di ogni società e sono considerati al pari dei colori sociali o dello stemma.
Alcuni sottolineano i forti legami con la città di appartenenza oppure lo stadio dove ogni settimana si gioca, altri sono veramente divertenti, altri ancora invece riguardano direttamente le origini del club.

Oggi vogliamo analizzare nello specifico quello di quattro compagini inglesi tutte con sede nella capitale Londra.
Come non iniziare con i campioni in carica del Chelsea proseguendo poi con i rivali cittadini del Fulham, quest’anno purtroppo in Premiership, e sempre restando a Londra esamineremo i soprannomi del Crystal Palace e del QPR.
1024px-Chelsea_FC.svg_-300x300Il club del magnate russo Abramovič, vincitore di ben quattro titoli nell’ultimo decennio, è chiamato “The Blues” per il colore che ha sempre caratterizzato il club di Stamford Bridge fin dalla fondazione, avvenuta nel 1905. La scelta del blu è dovuta al colore di scuderia del primo presidente del Chelsea,  il Conte di Cadogan.

Mengenal-Fullham-Yang-Baru-Di-Beli-Miliarder-Amerika-Shahid-KhanLa squadra più antica di Londra invece è il Fulham, che dal 1896 gioca nello storico stadio di Craven Cottage, ed è proprio dal nome del famosissimo stadio che è nato il soprannome “The Cottagers”. Il terreno su cui venne edificato lo stadio apparteneva al barone William Craven, che nel 1780 fece edificare il proprio cottage. Un secolo dopo circa, i dirigenti del club londinese visitarono il luogo con l’intenzione di acquisirlo per stabilirne la casa sportiva dei bianconeri. Si arrivò ad un accordo, che prevedeva la cessione dei terreni in cambio di una percentuale sui prezzi dei biglietti.

imagesA pochi passi dalla sede del Chelsea e del Fulham si trova lo stadio del QPR: la squadra dell’ovest di Londra è soprannominata “Hoops” (cerchi), conseguenza delle strisce orizzontali di colore blu che caratterizzano la divisa sociale fin dal 1926 e che somigliano sempre meno nel tempo a cerchi, usati in passato per distinguere le maglie del QPR da quelle del Tottenham.

Crystal_Palace_FC_logo.svgPer chiudere prendiamo in esame il Crystal Palace, chiamati “The Glaziers” (i vetrai). La sede della squadra del Sud di Londra è molto vicina al luogo dove era stato costruito il Palazzo di Cristallo, struttura in vetro progettata per la prima Esposizione Universale che si tenne a Londra nel lontano 1851. Negli anni Settanta poi, il nickname fu modificato. Come stemma venne infatti adottato ispirandosi al Benfica, un’aquila. Malcolm Allison, boss dei londinesi, operò un restyle del logo nel 1973 ed appunto il rapace divenne simbolo del club; a partire dal 2010 addirittura, prima di ogni match,  Kayla, l’aquila adottata come mascotte, compie un giro dello stadio in volo.