Mondiali Atletica Leggera: 100 metri piani maschile-femminile

Disciplina regina dell’atletica leggera, i 100 metri piani dominano la scena in qualunque meeting e non possono non essere la gara più attesa ai Mondiali. L’evento, con cadenza biennale, pone nell’arco di due giorni, sia in campo maschile che femminile, i migliori specialisti a confronto.

In campo maschile i pluridecorati, con tre titoli a testa, sono gli americani Carl Lewis e Maurice Green, e la stella attuale dell’atletica mondiale, il giamaicano Usain Bolt. Quest’ultimo, che ha già annunciato il suo ritiro dalle competizioni dopo la gara iridata, potrebbe diventare il numero uno assoluto della storia con quattro titoli. E chissà quanti anni potrebbero passare da un suo successore.

Quando Bolt perse un oro sicuro per troppa sicurezza

Albo d’oro 100 metri piani maschili
EdizioneOroArgentoBronzo
Helsinki 1983(USA) Carl Lewis(USA) Calvin Smith(USA) Emmit King
Roma 1987(USA) Carl Lewis(JAM) Ray Stewart(GBR) Linford Christie
Tokyo 1991(USA) Carl Lewis(USA) Leroy Burrell(USA) Dennis Mitchell
Stoccarda 1993(GBR) Linford Christie(USA) Andre Cason(USA) Dennis Mitchell
Göteborg 1995(CAN) Donovan Bailey(CAN) Bruny Surin(TRT) Ato Boldon
Atene 1997(USA) Maurice Greene(CAN) Donovan Bailey(USA) Tim Montgomery
Siviglia 1999(USA) Maurice Greene(CAN) Bruny Surin(GBR) Dwain Chambers
Edmonton 2001(USA) Maurice Greene(USA) Bernard Williams(TRT) Ato Boldon
Saint-Denis 2003(SKN) Kim Collins(TRT) Darrel Brown(GBR) Darren Campbell
Helsinki 2005(USA) Justin Gatlin(JAM) Michael Frater(SKN) Kim Collins
Osaka 2007(USA) Tyson Gay(BAH) Derrick Atkins(JAM) Asafa Powell
Berlino 2009(JAM) Usain Bolt(USA) Tyson Gay(JAM) Asafa Powell
Taegu 2011(JAM) Yohan Blake(USA) Walter Dix(SKN) Kim Collins
Mosca 2013(JAM) Usain Bolt(USA) Justin Gatlin(JAM) Nesta Carter
Pechino 2015(JAM) Usain Bolt(USA) Justin Gatlin(USA) Trayvon Bromell – (CAN) Andre De Grasse
Londra 2017

Ed in campo femminile, se si esclude il primo triennio che vide trionfare la Germania Est pre e post-Muro (Krabbe proveniva dall’Est), la medaglia d’oro è ormai una sfida a parte fra Giamaica e Stati Uniti. Nel dettaglio tutti i podi iridati.

Albo d’oro 100 metri piani femminile
EdizioneOroArgentoBronzo
Helsinki 1983(DDR) Marlies Göhr(DDR) Marita Koch(USA) Diane Williams
Roma 1987(DDR) Silke Gladisch(DDR) Heike Drechsler(JAM) Merlene Ottey
Tokyo 1991(GER) Katrin Krabbe(USA) Gwen Torrence(JAM) Merlene Ottey
Stoccarda 1993(USA) Gail Devers(JAM) Merlene Ottey(USA) Gwen Torrence
Göteborg 1995(USA) Gwen Torrence(JAM) Merlene Ottey(RUS) Irina Privalova
Atene 1997(USA) Marion Jones(UKR) Žanna Pintusevyc-Blok(BAH) Savatheda Fynes
Siviglia 1999(USA) Marion Jones(USA) Inger Miller(GRE) Ekateríni Thánou
Edmonton 2001(UKR) Žanna Pintusevyc-Blok(GRE) Ekateríni Thánou(BAH) Chandra Sturrup
Saint-Denis 2003(USA) Torri Edwards(BAH) Chandra Sturrup(GRE) Ekateríni Thánou
Helsinki 2005(USA) Lauryn Williams(JAM) Veronica Campbell-Brown(FRA) Christine Arron
Osaka 2007(JAM) Veronica Campbell-Brown(USA) Lauryn Williams(USA) Carmelita Jeter
Berlino 2009(JAM) Shelly-Ann Fraser(JAM) Kerron Stewart(USA) Carmelita Jeter
Taegu 2011(USA) Carmelita Jeter(JAM) Veronica Campbell-Brown(TNT) Kelly-Ann Baptiste
Mosca 2013(JAM) Shelly-Ann Fraser-Pryce(CDR) Murielle Ahouré(USA) Carmelita Jeter
Pechino 2015(JAM) Shelly-Ann Fraser-Pryce(NED) Dafne Schippers(USA) Tori Bowie
Londra 2017

Gli stadi intitolati ad eroi non-calciatori

Vi è mai capitato di andare allo stadio e leggere di un settore dedicato ad una personalità illustre della squadra di casa? Certamente, nella quasi totalità, e sottolineo quasi, la tribuna d’onore o lo stadio stesso è dedicato ad un presidente od alla gloria locale che ha portato in alto il nome del club o della città.

Talvolta accade che i “beneficiari” non abbiano nulla a che fare con la società o con il calcio in generale.

Soprattutto in Francia è normale dedicare un settore a personaggi esterni al mondo del pallone. L’Allianz Riviera, sede del Nizza, club che milita in Ligue 1, ha un settore intitolato all’eroe locale Giuseppe Garibaldi, nato nella città sulla Costa Azzurra. Il St. Etienne, i Verdi di Francia che lanciarono Michel Platini nel calcio internazionale, hanno lo stadio intitolato a Geoffrey Guichard, fondatore della catena di supermercati Casino nonchè patron del club, cui si deve il merito dell’acquisto dei terreni per costruire l’impianto. Ma due tribune sono dedicate a Henri Point e Charles Paret, che nulla ebbero a che vedere con il calcio locale.

Il Bollaert-Delelis, stadio del Lens, ha due tribune dedicate a personaggi legate alla storia societaria, sebbene non abbiano mai messo piede sul terreno di gioco. Elie Delacourt fu uno dei primi presidenti del club di tifosi locali mentre Max Lepagnot fu il segretario della società. Ebbene entrambi furono fondamentali per far diventare il club da semplice società dilettantistica a club professionistico.

Il Toulouse rinominò l’East Stand nel 2015 dopo che un suo tifoso, Brice Taton, morì in seguito alle ferite subite dopo un assalto subito in un bar di Belgrado, prima di un match di Europe League. Il Bastia presenta nel suo impianto il settore Jojo-Petrignani, dedicato ad uno storico supporter. La casa del Lione, lo Stade Gerland, ha invece un settore intitolato a Jean Bouin, un campione olimpico nel 1912 che “ha prestato” il suo cognome anche al campo dello Stade Français, compagine storica di rugby di Parigi.

La storia del Lewes FC, compagine inglese che milita nell’Isthmian League, gioca le partite interne al Dripping Pan. Ebbene, lo stadio, aperto nel 2003, ha il settore chiamato Philcox, come l’azienda locale più nota nel settore delle costruzioni, ma SJ Philcox fu segretario del club in un’epoca antica, intorno al 1910, quando la compagine presentava anche un paio di elementi che scendevano in campo che vantavano quel cognome.

Passando ad una dedica più triste, il Sincil Bank del Lincoln City presenta il settore Stacey-West, dedica che unisce nel ricordo due tifosi di casa (Bill Stacey and Jim West) che perirono nella tragedia del Valley Parade nel maggio 1985. 

Passando nell’area ex-sovietica, lo stadio cittadino di Baku, in Azerbaijan, è addirittura dedicato a Tofiq Bahramov, che fu guardalinee nella finale di Coppa del Mondo in Inghilterra nel 1966. Ebbene, in tanti staranno pensando: non sarà mica quel segnalinee che decretò il famoso goal fantasma di Hurst? Esatto, proprio lui!!!!

In Germania il Darmstadt 98 ha chiamato lo stadio in onore di Jonathan Heimes, un tifoso morto dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Il terreno del Raith Rovers, lo Stark Park, ha al suo interno il settore McDermid, dedicato allo scrittore inglese di libri gialli Val McDermid, il cui padre fu scout per la società locale.

Northampton Town, compagine del calcio dilettantistico inglese, ha voluto invece ricordare Alwyn Hargrave, un consigliere comunale che molto si battè per la costruzione dello stadio locale.

Le frasi famose di Ettore Messina

Ettore Messina è in questo momento il coach italiano di basket più titolato a livello di clubs ancora in attività: quattro Eurolega, pari  distribuite fra Virtus Bologna e CSKA Mosca, a cui si possono sommare 4 scudetti in Italia e 6 in Russia, oltre a numerosi altri titoli. E sulla panchina dell’Italia ha guidato la nazionale al secondo posto negli Europei 1997. La prossima estate, siamo sicuri, il tecnico di Catania farà di tutto per far dimenticare la delusione del Pre-Olimpico di Torino 2016, tentando di condurre l’armata azzurra ad un piazzamento di prestigio.

Poi, come già definito con la dirigenza federale, farà ritorno negli States per tornare al suo lavoro nello staff dei San Antonio Spurs, con la speranza di vederlo presto stabilire il primato di primo italiano ad allenare in NBA come Head Coach.

Ed allora in attesa di sederci comodi in poltrona per assistere alle imprese (speriamo) degli Azzurri ad Eurobasket 2017, conosciamo meglio l’uomo Messina leggendo le sue frasi più note.

Le frasi famose di Ettore Messina

La difesa, contrariamente all’attacco, deve essere fatta dal blocco omogeneo di tutta la squadra e non è indispensabile la ricerca della perfezione tecnica individuale. La parte più importante di una buona difesa è la motivazione, la costruzione di un gruppo compatto e una mentalità tra i giocatori che li aiuti a condividere lo stesso obiettivo.

L’allenatore deve essere una buona persona che rispetta gli altri, ma che ha la forza necessaria per far si che gli altri lo rispettino.

Sulle regole non vorrei fare un discorso semplicistico, perché ci sono dei casi che meriterebbero molta attenzione. Però chiaramente in un gruppo ci devono essere delle regole che non devono essere imposte ma condivise e chiare. Rispettare le regole solo perché c’è qualcuno pronto a punirti non ha senso, si deve arrivare ad un’autodisciplina. Di solito i gruppi maturi sono formati da persone che riconoscono il valore delle regole e sanno quando fare un passo indietro per favorire un compagno o un collaboratore, ma sanno anche quando è il momento di prendersi delle responsabilità sulle spalle perché hanno la capacità e il talento per farlo che altri non hanno.

È lo specchio della società. L’aggressività, la superficialità, l’egoismo che si vedono nell’aula del nostro Parlamento non sono gli stessi che vediamo sui campi di pallacanestro? Gli esempi sono questi. Ci mancano una leadership responsabile e l’autodisciplina: io ho avuto maestri, scuola, famiglia, amici, università. Adesso ci si chiude con le cuffiette, vedo crescere una forma di individualismo difficile da rompere.

È disciplinato quell’attaccante che sa capire chi è nella migliore posizione per fare un tiro. E se quel giocatore è lui, passare non significa essere un bravo soldato ma rifiutare la propria responsabilità. Autodisciplina, durezza mentale e voglia di sacrificarsi in difesa sono i tratti che le squadre vincenti di qualsiasi livello e continente hanno in comune, e non può essere un caso. È autodisciplina anche dire ai compagni: «Scusate, oggi abbiamo perso per colpa mia perché non ho giocato al mio livello».

Ho perso un fratello e una sorella tra il 2008 e il 2011. In quei momenti ti dà fastidio vedere la quotidianità affrontata con sufficienza mentre tu vorresti tutti impegnati al 101% perché hai avuto la fortuna di svegliarti e fare ciò che ti piace. Avevo reazioni sbagliate. Razionalmente capivo che lo erano ma emotivamente non riuscivo a dominarle per quello che c’era nella mia testa. Per la stessa ragione, ora, anche se vorrei, non so rispondere a chi mi chiede di futuro: non so guardare più in là di domattina.

I campioni e i problemi sono uguali ovunque. Ma le ultime generazioni faticano di più a capire che serve sacrificio per essere all’altezza delle proprie attese. Problema nostro: tocca a noi entrare nella loro testa e aiutarli.

Softball: programma degli europei 2017

L’Italia ospiterà la prossima edizione degli Europei di Softball. La rassegna continentale vedrà impegnate,  dal 25 giugno 2017 al 1 luglio 2017, 23 nazionali che si contenderanno il titolo conquistato dalla azzurre nell’ultima rassegna due anni fa.

I campi impegnati sono quattro: Bollate, Caronno Pertusella, Rho e Bovisio Masciago per complessive 117 partite.

La nazionale italiana

Le azzurre disputeranno l’edizione casalinga con tutte le ambizioni di vittoria, alla pari dell’Olanda a cui strapparono il titolo in casa nel 2015. Il nuovo manager Enrico Obletter ha convocato le seguenti 19 giocatrici:

Mariel Bertossi (19), Lara Cecchetti (24), Ambra Collina (29), Veronica Comar (21), Marta Gasparotto (20), Giulia Longhi (24), Silvia Refrontolotto (27), Laura Vigna (18), Fabrizia Marrone (20),  Specchiasol Bussolengo

Lara Buila (27), Elisa Cecchetti (21), Greta Cecchetti (28), Alice Parisi (23) – MKF Bollate.

Ilaria Cacciamani (23), Beatrice Ricchi (23) – Poderi Dal Nespoli Forlì.

Erika Piancastelli (21) –  McNeese College, USA.

Alice Nicolini (21) –  Saronno Softball.

Priscilla Brandi (24) – Tecnolaser Europa Pianoro.

Maria Lacatena (22) –  Pro Roma.

Gironi e calendario della manifestazione

GIRONE A

Croazia, Francia, ITALIA, Spagna, Svizzera

GIRONE B

Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Olanda, Slovacchia

GIRONE C

Austria, Israele, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Ungheria

GIRONE D

Belgio, Bulgaria, Danimarca, Gran Bretagna, Russia, Ucraina

Domenica 25 giugno (Bollate 1)

Ore 09:00 Svezia – Repubblica Ceca
Ore 11:15 Francia – Croazia
Ore 13:30 Spagna – Svizzera
Ore 16:00 Russia – Gran Bretagna
Ore 21:00 ITALIA – Spagna

Domenica 25 giugno (Bollate 2)

Ore 09:00 Austria – Israele
Ore 11:15 Grecia – Olanda
Ore 13:30 Austria – Svezia
Ore 16:00 Olanda – Lituania
Ore 18:00 Croazia Svizzera

Domenica 25 giugno (Caronno)

Ore 09:00 Irlanda – Lituania
Ore 11:15 Ucraina – Russia
Ore 13:30 Repubblica Ceca – Ungheria
Ore 16:00 Germania – Grecia

Domenica 25 giugno (Rho)

Ore 09:00 Slovacchia – Germania
Ore 11:15 Gran Bretagna – Belgio
Ore 13:30 Slovacchia – Irlanda
Ore 16:00 Danimarca – Belgio

Domenica 25 giugno (Bovisio)

Ore 09:00 Ungheria – Polonia
Ore 11:15 Bulgaria – Danimarca
Ore 13:30 Polonia – Israele
Ore 16:00 Ucraina – Bulgaria

Lunedì 26 giugno (Bollate 1)

Ore 09:30 Svizzera – Francia
Ore 11:45 Israele – Svezia
Ore 14:00 Svizzera – ITALIA
Ore 16:15 Belgio – Ucraina
Ore 18:30 Repubblica Ceca – Austria
Ore 20:45 Francia – ITALIA

Lunedì 26 giugno (Bollate 2)

Ore 09:00 Ungheria – Austria
Ore 11:15 Gran Bretagna – Ucraina
Ore 13:30 Repubblica Ceca – Polonia
Ore 15:45 Olanda – Slovacchia
Ore 18:00 Svezia – Polonia

Lunedì 26 giugno (Caronno)

Ore 09:30 Irlanda – Grecia
Ore 11:45 Belgio – Bulgaria
Ore 14:00 Germania – Irlanda
Ore 16:15 Russia – Bulgaria
Ore 18:30 Israele – Ungheria
Ore 20:45 Olanda – Germania

Lunedì 26 giugno (Rho)

Ore 09:00 Lituania – Slovacchia
Ore 11:15 Russia . Danimarca
Ore 13:30 Grecia – Lituania
Ore 15:45 Danimarca – Gran Bretagna
Ore 18:00 Croazia – Spagna

Martedì 27 giugno (Bollate 1)

Ore 09:30 Polonia – Austria
Ore 11:45 Irlanda – Olanda
Ore 14:00 Lituania – Germania

Martedì 27 giugno (Bollate 2)

Ore 09:00 Svezia – Ungheria
Ore 11:15 Spagna – Francia

Martedì 27 giugno (Caronno)

Ore 09:30 Bulgaria – Gran Bretagna
Ore 11:45 ITALIA – Croazia
Ore 14:00 Ucraina – Danimarca

Martedì 27 giugno (Rho)

Ore 09:00 Belgio – Russia
Ore 11:15 Israele – Repubblica Ceca
Ore 13:30 Grecia – Slovacchia

Da martedì 27 giugno via alla seconda fase a gironi, mentre venerdì 30 spazio alle fasi finali con il page system. Sabato 1 luglio semifinale di recupero alle ore 13:30 e finalissima alle ore 18:00.

 

A quale etnia appartiene Klay Thompson ?

Klay Thompson non è solo l'”altro” dei Splash Brother: la stella dei Golden State Warriors non può essere infatti essere ritenuto il semplice comprimario di Stephen Curry nella squadra dei  sogni californiana che si è appena ripresa l’anello NBA, dopo la delusione della finale 2016.

Thompson, che ha al suo attivo numerose partite con 10 o più triple realizzate in una sola gara, garantisce concretezza e, come in ogni “coppia” anche sportiva che si rispetti, se al suo compare la serata sta girando storta, può sempre pensarci lui con la parabola mortifera.

Ma torniamo ad analizzare la questione con cui abbiamo titolato questo post.

Da quale etnia discende Klay Thompson?

La risposta potrebbe interessare per capire e comprenderne le qualità atletiche oppure per utilizzare negli articoli o nei post sui social il termine corretto per indicarlo, come quando si dice italiano o tedesco per identificare la nazionalità di un atleta. Allora per poter rispondere correttamente diventa  necessario ripercorrere l’albero genealogico della sua famiglia.

Mychal, padre di Klay, fu anch’esso un giocatore NBA. E fin qui continua ad essere”gemello” di Stephen Curry, anch’esso figlio d’arte.

Mychal Thompson fu addirittura la scelta numero uno del Draft 1978, primo straniero a conquistare tale posizione. Straniero perché? Semplicemente perché il padre nacque a Nassau, Bahamas!!! E, nonostante il “pesante” numero uno sulle spalle, non sempre indice di una luminosa carriera, Mychal giocò per ben 14 stagioni tra i professionisti americani, iniziando la carriera con Portland Trailblazers (8 stagioni), San Antonio Spurs (una sola annata) ed infine andando a vincere con i Los Angeles Lakers due titoli in sequenza (1986-87, 1987-88).

Ora, secondo i criteri che vengono utilizzati in America, “Black Americans” significa sempre “African-Americans” al secolo afroamericano, ma non sempre è vero, perchè negli States vi sono persone “Black” che vengono dai Caraibi e non dal continente africano come appunto Mychal Thompson.

E non è raro che i caraibici-americani preferiscano non essere identificati nella categoria “Black American” per diverse ragioni.

E cosa sappiamo della madre di Klay Thompson?

Prima di contrarre matrimonio con Mychal, era nota come signorina Julie Leslie e vantava un buon pedigree sportivo, essendo stata giocatrice di pallavolo ai tempi in cui frequentava l’Università di San Francisco. Al liceo inoltre, quando abitava nello stato di Washington State, si destreggiava assai bene anche in atletica leggera.

E senza indagare sulla paternità ed altre amenità che non ci riguardano, è possibile ripercorrere le informazioni sull’etnia della madre studiandone il cognome. Leslie è di origine scozzese, e tale cognome risale addirittura al 1067!!!

Essendo la Scozia molto tradizionalista, è facile infatti trovare negli annali ogni informazione circa la stirpe. Ebbene il primo Leslie venne rintracciato nell’Aberdeenshire (dal gaelico: Siorrachd Obar Dheathain), una regione storica del paese, che oggi non è altro che  la contea di Aberdeen, sita nella regione Grampiana, così denominata dal 1975 fino al 1996. Ad aggiungere nobiltà al cognome, in tale parte del paese sono molte le famiglie che si chiamano tuttora Leslie e le  leggende dicono che le origini possono essere fatte  risalire a Bartholomew Leslyn, figlio di Walter di Leslyn, un cavaliere fiammingo che accompagnò la Regina Margherita quando arrivò per sposare Re Malcolm di Scozia nel 1067.

Marito e moglie Thompson

Leslie dunque ha una storia che risale addirittura agli albori della Vecchia Europa. Ma il dubbio non lo abbiamo ancora risolto.

A quale gruppo etnico appartiene Klay Thompson?

Considerando che il padre ha origini afro-caraibiche e la madre è invece chiaramente “identificabile” come europea, Klay, ed i suoi due fratelli Trayce (giocatore di baseball con i Los Angeles Dodgers) e Mychel (visto con la maglia di Varese nel 2016), sono di etnia mista. Sebbene dunque tanti possano utilizzare semplicemente la perifrasi “Misto Bianco e Nero”, non è l’identificazione razziale che ne fa una buona o cattiva persona. Anzi, è solo un modo per complicare la questione, dato che gli States, da oltre un secolo, sono uno dei paesi con il più alto tasso di etnie miste e nazionalità, e soprattutto la multiculturalità è un segno dei tempi, con cui ci confrontiamo sempre più, nel rispetto reciproco.

 

Albo d’Oro Confederations Cup

La Confederations Cup non è certamente la competizione per nazionali che scalda i cuori, ma aiuta i malati di calcio a non perdere l’abitudine di sedersi in poltrona a gustarsi un match di carattere internazionale.

Il torneo di Russia 2017, giunto alla sua decima edizione, ha ormai carattere quadriennale e precede giusto di un’estate il Mondiale. Per l’Italia sue sole partecipazione, una ingloriosa nel 2009 quando gli Azzurri vennero estromessi dal torneo dopo il girone e nel 2013 quando ai rigori superarono nella finalina di consolazione l’Uruguay, illudendo tanti tifosi italiani di poter svolgere un Mondiale all’altezza del nostro blasone.

A guidare la classifica dei plurivincitori è il Brasile con 4 vittorie, seguito dalla Francia con 2 e con un trionfo a testa Argentina, Danimarca e Messico.

L’Albo d’Oro della Confederations Cup
annosedeVincitorepuntFinalistaTerzopuntQuarto
1992Arabia SauditaArgentina3 – 1Arabia SauditaStati Uniti1 – 1 dtsCosta d’Avorio
1995Arabia SauditaDanimarca2 – 0ArgentinaMessico(5 – 4) dcrNigeria
1997Arabia SauditaBrasile6 – 0AustraliaRep. Ceca1 – 0Uruguay
1999MessicoMessico4 – 3BrasileStati Uniti2 – 0Arabia Saudita
2001Corea del Sud e GiapponeFrancia1 – 0GiapponeAustralia1 – 0Brasile
2003FranciaFrancia1 – 0 dtsCamerunTurchia2 – 1Colombia
2005GermaniaBrasile4 – 1ArgentinaGermania4 – 3 dtsMessico
2009SudafricaBrasile3 – 2Stati UnitiSpagna3 – 2 dtsSudafrica
2013BrasileBrasile3 – 0SpagnaItalia2 – 2 dts (3 – 2) dcrUruguay
2017Russia

Vuelta a Burgos 2017: percorso, tappe, altimetria, iscritti

La Vuelta Ciclista a Burgos 2017 si disputerà, come da consuetudine, nel mese di agosto, precisamente dal 1° al 5. La breve corsa a tappe fa parte dal 2005 del calendario dell’UCI Europe Tour, classe 2.HC.

L’edizione n° 39 della corsa iberica si dipanerà lungo 5 tappe per complessivi 760 km. La prima frazione è praticamente in pianura, con brevi ascensioni che dovrebbero rompere in più tronconi il gruppo. La seconda frazione è invece assolutamente piatta ed al 99% si concluderà con una volta di gruppo. A metà dell giro, la terza tappa sarà spartiacque con l’ascensione finale al Picon Blanco, con il traguardo posto a 1486 metri sul livello del mare e con punte di pendenza che toccano il 17%.

La quarta frazione sarà l’unica priva di GPM, sebbene si concluda a 1034 metri nella Ciudad Romana de Clunia. Sarà la quinta ed ultima frazione che deciderà probabilmente il vincitore finale: come solito, la corsa si concluderà dopo soli 136 km in vetta alla Lagunas de Neila, dopo 14 km di dura salita, a 1824 metri d’altitudine.

Le tappe

1ª Burgos -Burgos 151 km

2ª Oña -Belorado 153 km

3ª Ojo Guareña-Picón Blanco 173 km

4ª Bodegas Nabal-Clunia 147 km

5ªCom Revenga-Lagunas de Neila 136 km