Mondiali 1970: Italia-Israele e la “gaffe” (presunta?) di Carosio

Italia – Israele di Mexico 70 non rimarrà negli annali della storia per lo spettacolo: il match si chiuse sullo 0-0 e l’unica vera emozione fu la rete annullata a Gigi Riva al 29° del secondo tempo per presunto fuorigioco da parte del guardalinee etiope Seyoum Tarekegn. In telecronaca Nicolò Carosio commentò la decisione utilizzando presunti epiteti razzisti e per tale motivo la Rai decise di allontanare il “padre” della tv sportiva moderna.

Tuttavia tale fatto fu soltanto leggenda, in quanto Carosio mai utilizzò alcuna frase di matrice razzista, come poi i vari filmati originali dell’epoca hanno sempre confermato. Tuttavia, in un’epoca in cui le vicende erano raccontate una sola volta e potevano essere modificate, a volte con troppa facilità, al popolare commentatore venne intimato di “fare le valigie” per casa.

Scattò però fra i colleghi la solidarietà per un fatto non accaduto, decisamente diffamatorio ed allora il testimone azzurro passerà nella mani di Nando Martellini, che raccontò il proseguimento del percorso mondiale mentre Carosio rimase al suo posto in Messico, a svolgere regolarmente la professione.

Solo qualche giorno più tardi, a Martellini toccherà l’onore di raccontare un match che rimarrà scritto nella leggenda: Italia-Germania 4-3 e 120 minuti di lunghissime emozioni.

Il TABELLINO

ITALIA-ISRAELE 0-0

Toluca, Stadio La Bombonera 11 giugno 1970 ore 16.00

Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini (Rivera dal 46°), Mazzola, Boninsegna, De Sisti, Riva. Allenatore: Valcareggi

Israele: Visoker, Schawager, Primo, Rosen, Bello, Rosenthal, Shum, Shpigel, Feygenbaum (Rom dal 46°), Shpiegler, Bar. Allenatore: Sheffer

Arbitro: Viera de Moraes (Brasile)

Wade Boggs, il campione di baseball che amava la birra

Alcol e sportivi, sebbene siano due concetti che debbano rimanere parecchio distanti, sono spesso invece storicamente associati. Amanti del gomito alto ne è pieno il mondo, ma quando ad essere alticci sono campioni dello sport, la cosa non passa inosservata. E quando arriva il mese di settembre, le attenzioni degli amanti della birra si riversano sull’evento clou dell’anno, il mitico Oktoberfest di Monaco di Baviera, meta tradizionale per gli appassionati delle “bionde”.

Wade Anthony Boggs, nato il 15 giugno 1958 ad Omaha, fu un grande battitore nonché terza base, prima dei Boston Red Sox e poi dei New York Yankees, percorrendo così la strada che anche il più grande giocatore della storia dello sport del “batti e corri” fece a suo tempo, ovvero Babe Ruth.

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Con la casacca dei Red Sox militò per un decennio, dal suo esordio nella MLB nel 1982 fino al 1992 ed ovviamente, essendo il team ancora “sotto effetto” della maledizione del Bambino, alias Ruth, non riuscì mai a mettersi l’anello al dito, quello di vincitore del campionato.

Tuttavia si fece ben conoscere ed apprezzare per le sue doti in battuta: alla fine della carriera saranno ben 12 le presenza consecutive all’All Star Game, al terzo posto per numero di convocazioni consecutive per un terza base. Il passaggio, nel 1993, agli odiati Yankees, gli permetterà di conquistare definitivamente il palcoscenico. La vittoria nelle World Series del 1996 ed l’immagine del suo giro a cavallo, salendo in sella dietro ad un poliziotto durante i festeggiamenti, farà presto il giro del mondo.

Le ultime due stagioni ai Tampa Bay Devils Ray, 1998-99, serviranno solo da viatico alla “pensione”. Il ritiro della sua casacca, la numero 26, da parte dei Boston Red Sox, avvenne solo nell’aprile 2016: tanti, forse troppi anni, ma il regolamento della franchigia era ed è molto rigido. Solo i giocatori che abbiano lasciato un segno nella storia della squadra, purchè abbiano concluso la carriera indossando la prestigiosa maglia, possono vantare il diritto al ritiro del numero. Per Boggs i Red Sox decisero dunque di fare uno strappo alla regola. Altrettanto fece la dirigenza canadese di Tampa Bay, che tolse dalla numerazione disponibile la numero 12. Inoltre,

L’aneddoto curioso: la sua passione per l’alcol

Ma per Wade Boggs il divertimento non era solo il diamante: era infatti noto per essere un gran bevitore, senza però aver mai registrato episodi di molestia. Si narrò infatti per anni che, per intrattenersi durante una trasferta con la squadra di New York, cominciò a scolarsi una lattina di birra dietro l’altra, dando vita alla Miller Lite marathon dal nome della marca che consumava.

Ebbene, per alleggerire la tensione del viaggio, Boggs arrivò a scolarsi ben 64 lattine della sua amata birra!! Peccato che qualche anno dopo il terza base, ormai ritirato, dirà la sua in merito alla leggenda: non erano 64 le birre…ma 107!!

Come segno scaramantico inoltre, il baffuto terza base era solito mangiare del pollo nei giorni precedenti le partite: ebbene, nel 1984, fu dato alle stampe un libro, The Fowl tips, di ricette solo a base di pollo.

La rivista Men’s Fitness lo ha inserito nella Top Ten degli sportivi più scaramantici.

Mamma butta la pasta: la frase simbolo di Dan Peterson

Per chi conosce coach Dan Peterson solo a partire dagli Anni Novanta, quando il popolare telecronista nonchè ex allenatore di basket di Virtus Bologna e Olimpia Milano ( Simac e Tracer) fece diventare il wrestling show popolare al sabato sera sulle reti Fininvest, forse ignora la motivazione per cui nacque la frase “Mamma, butta la pasta!”, difficile da dire per un americano, ma molto comune nelle case degli italiani, quando i ragazzi, ancora incollati alla tv o alla console, vogliono terminare in santa pace  il loro divertimento.

Ebbene Peterson cominciò ad utilizzare la frase quando nei primi Anni 80, Canale 5 trasmetteva alla domenica mattina uno spezzone di una partita di  basket NBA e di football americano NFL in registrata.

A quei tempi la maggior parte dei telespettatori ignorava il risultato: Internet non esisteva e qualunque evento sportivo, seppure in differita di giorni, pareva essere la finale del mondiale di calcio in diretta! Ecco allora che il coach di Chattanooga Tennessee, come ripeteva in un noto slogan commerciale, sparava a tutto volume quella frase per indicare che la partita era conclusa e che il risultato non sarebbe potuto cambiare.

Champions League 2016-17: il calendario delle partite

Con il sorteggio avvenuto a Nyon, la Champions Leaague 2016-17 è ormai alle porte. Vediamo nel dettaglio il calendario delle partite della prossima rassegna continentale che vedrà le 32 squadre in lotta, divise in otto gironi, contendersi la Coppa. Chi sarà il successore del real Madrid vittorioso a Milano nello scorso mese di maggio? Lo sapremo a Cardiff il prossimo 3 giugno 2017.

28–29/06/16: Primo turno di qualificazione, andata
05–06/07/16: Primo turno di qualificazione, ritorno
12–13/07/16: Secondo turno di qualificazione, andata
19–20/07/16: Secondo turno di qualificazione, ritorno
26–27/07/16: Terzo turno di qualificazione, andata
02–03/08/16: Terzo turno di qualificazione, ritorno
16–17/08/16: Play-off round, andata
23–24/08/16: Play-off round, ritorno
13–14/09/16: Fase a gironi, prima giornata
27–28/09/16: Fase a gironi, seconda giornata
18–19/10/16: Fase a gironi, terza giornata
01–02/11/16: Fase a gironi, quarta giornata
22–23/11/16: Fase a gironi, quinta giornata
06–07/12/16: Fase a gironi, sesta giornata
14–15/02/17 e 21–22/02/17: Sedicesimi, andata
07–08/03/17 e 14–15/03/17: Sedicesimi, ritorno
11–12/04/17: Quarti di finale, andata
18–19/04/17: Quarti di finale, ritorno
02–03/05/17: Semifinali, andata
09–10/05/17: Semifinali, ritorno
03/06/17: Finale (National Stadium of Wales, Cardiff)

 

Dereck Redmond, l’atleta che terminò la gara con l’aiuto del padre

Quando un medico, nel 1994, gli disse che non avrebbe più potuto praticare nessuno sport a livello professionistico, Dereck Redmond, specialista dei 400 metri non volle dargli retta. Infatti Dereck aveva già al collo due medaglie d’oro nel corso della sua carriera, ottenuta nella staffetta 4×400 con la maglia della Gran Bretagna agli Europei 86 ad ai Mondiali 87.

Gli mancava invece il grosso successo individuale, sui 400 metri piani ma sempre la sfortuna ci aveva messo lo zampino, vedi i numerosi infortuni e le operazioni chirurgiche, ben 8, a cui si era dovuto sottoporre. Ed i Giochi Olimpiadi di Barcellona 92 erano l’occasione giusta: vinta la batteria in scioltezza, si presentò ai blocchi di partenza della semifinale sicuro di strappare il pass per la finale e poi se la sarebbe giocata alla pari con tutti.

Allo sparo partì regolarmente quando il sogno si spezzò, nemmeno a metà del mezzo giro di pista: il bicipite femorale della gamba destra si era strappato, come un coltello che affonda nel burro. L’inerzia lo spinse ancora qualche metro più avanti, ma poi il dolore divenne talmente intenso che solo saltellando su di una gamba poteva proseguire.

Fermatosi nella corsia, alle sue spalle spuntò un uomo, che evitato ogni intervento ella sicurezza, lo raggiunse: era suo padre , che cercò in tutti i modi di trattenerlo dal continuare, per non rendere ancor più grave l’infortunio.

Ma il figliolo non ne voleva sapere: era arrivato fino alle Olimpiadi, e nulla lo avrebbe fermato dal tagliare quel nastro immaginario che tutti gli atleti, quando calcano la spinta, desiderano ardentemente superare.

E così, appoggiatosi alla spalla del padre, passò sul traguardo, facendo esplodere lo stadio in un’ovazione. Il guaio muscolare però fu troppo serio: Redmond dovette concludere anzitempo la carriera. A nulla infatti valsero i tentativi medici e decise di passare al basket prima,ed il rugby dopo, arrivando alle soglie del professionismo.

Questo incidente è diventato uno dei momenti da ricordare nella storia delle Olimpiadi ed è stato oggetto di uno dei video “Celebrate Humanity” del Comitato Olimpico Internazionale. Le stesse immagini sono state utilizzate anche in una pubblicità della Visa come esempio dello Spirito Olimpico ed in uno degli spot “Courage” della Nike nel 2008.

Oggi è co-proprietario della scuderia Splitlath Redmond che partecipa alla Superbike Britannica e svolge la professione di motivatore, proprio sull’onda emotiva di ciò che accadde quel pomeriggio di luglio sulla pista catalana.

Lo speaker più famoso della Boxe: Michael Buffer

Chi è lo speaker più famoso della storia della boxe: conosciamo Michael Buffer, vera icona del ring

Assistere ad un incontro di boxe, live o semplicemente in tv, può essere uno spettacolo inimmaginabile: tanti hanno in mente l’atmosfera raccontata dai film di Sylvester Stallone nei panni di Rocky. Ricchezza, donne ingioiellate o in visone, appassionati con cappelli classici come tube e bastoni da passeggio, per poi salire i gradoni più in alto dove sono appollaiati fans scatenati di uno o dell’altro pugile.

Nato il 2 novembre 1946 a Philadelphia, Pennsylvania, Michael Buffer è sicuramente noto per il grido di battaglia con cui presenta i più importanti incontri di boxe e la frase“Let’s Get Ready to Rumble!”, che “partorì” nel 1984 è decisamente un valore aggiunto. Ebbene tale frase ha ottenuto il riconoscimento di marchio originale a partire dal 1992, il che gli ha permesso di generare un valore, come fosse un marchio d’azienda, pari alla ragguardevole cifra di 400 milioni di dollari. Il suo compenso per una riunione di boxe può sfiorare il milione di dollari.

prima di diventare una star con il microfono in mano, Buffer svolse diversi lavori, fra cui anche il venditore d’auto. All’età di 32 anni si avviò alla carriera di modello ed a 38 invece il talento sboccò, iniziando a salire sui ring della boxe.

Nel 1983, entrò a fa parte della scuderia di Bob Arum per la ESPN. Poco dopo anche il mondo del wrestling lo vide scritturato. La sua collaborazione si è poi estesa negli anni ad altri sport professionistici americani, quali baseball, football, basket ed hockey su ghiaccio.

Come nacque la frase che lo ha reso celebre

E’ stato lo stesso Michael a rivelarlo: “Mio figlio era un grande appassionato di sports ed un giorno accadde che mi disse, – Papà dovresti farlo (l’annunciatore) ! – e così pensai, “Beh, non sarebbe una brutta idea. Potrebbe essere divertente”. E da li iniziò una carriera che dopo trent’anni lo vede ancora al centro del quadrato.

Vita privata

Sposatosi una prima volta all’età di 21 anni, il divorzio arrivò dopo soli sette anni, mentre era diventato padre di figli. Dopo ben più di 25 anni si risposò nel 1999 e stavolta il divorzio fu ancora più rapido, essendo passate appena quattro “stagioni”.

Ma Buffer non aveva intenzione di placare il suo fascino: il 13 settembre 2007, ospite del noto programma televisivo The Tonight Show condotto da Jay Leno, propose alla sua attuale terza moglie, Christine Prado, di convolare a nozze. Attualmente risiede nel sud della California. Suo fratello (da parte di padre) Bruce è uno degli speakers più famosi nel mondo delle arti marziali, in particolar modo dell‘Ultimate Fighting Championship. Entrambi sono nipoti del pugile Johnny Buff.

Nel 2008 Buffer si è dovuto sottoporre alle cure mediche per sconfiggere un cancro alla gola.

Serie B: calendario 2016-17

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LE DATE

Inizio: 26 agosto 2016

Conclusione: 19 maggio 2017

Sosta natalizia: da definire

Turni infrasettimanali (6): martedì 20 settembre 2016, martedì 25 ottobre 2016, martedì 28 febbraio 2017, martedì 4, lunedì 17 e martedì 25 aprile 2017.

Orari delle partite: anticipi e posticipi ore 20.30, al sabato ore 15.00 salvo eventuali posticipi serali