Tour de France 2016: il montepremi totale, la ripartizione

L’edizione n° 103 del Tour de France, in partenza sabato 2 luglio da  Mont Saint-Michel, ed arrivo a Parigi il 24 luglio dopo 21 tappe e 3519 chilometri, vedrà 198 corridori (divisi in 22 teams) battagliare per la vittoria, sportiva, della Grande Boucle e la spartizione di un montepremi complessivo pari ad oltre due milioni di euro, precisamente 2.295.850, registrando un incremento del 13% rispetto all’anno passato, quando ammontava a 2.030.150 €. Ecco la ripartizione

La vittoria finale del Tour de France

Chi porterà la maglia gialla a Parigi sotto l’Arco di Trionfo metterà nelle sue tasche la somma ragguardevole di euro 500.000, ben 50mila euro in più rispetto all’edizione 2015. Al secondo piazzato spetterà la ricompensa di 200.000 euro mentre il terzo ne riceverà in dote 100.000. A scendere al 4° andranno 70.000 euro, per il 5° spettano 50.000 fino al decimo piazzato che incasserà euro 3.800.

Tutti i corridori che riusciranno a tagliare il traguardo il prossimo 24 luglio nella passerella finale dei Campi Elisi potranno ricevere comunque un premio in denaro, quasi simbolico, che per i piazzati in classifica oltre il 90° posto è pari 400 euro. Per ogni giorno che si indossa il simbolo del primato, si percepisce un premio pari a 350 euro.

Le vittorie di tappa

I premi sono differenziati: per la vittoria di tappa si prendono ben 8.000 euro mentre il primo posto nella crono-squadre permette di raggranellare complessivamente 10.000 euro. Il secondo piazzato si deve consolare con 4.000 euro mentre il terzo riceve euro 2.000. In totale ogni tappa distribuisce fra vincitori e piazzati 22.500 euro.

Le altre maglie ricevono premi?

Per semplificare, nella tabella sottostante è indicata la ripartizione:

magliaverdea poisbiancanessuna
classificaa puntigp montagnagiovanisquadre
finale 1°          25.000           25.000        20.000          50.000
finale 2°          15.000           15.000        15.000          30.000
finale 3°          10.000           10.000        10.000          20.000
giornata 1°                300                300             500            2.800
totale        128.000        111.100        66.500        178.800

Al Tour viene premiata la combattività dimostrata in ogni tappa, al fine di rendere interessanti anche le tappe pianeggianti che rischiano di essere noiose: 2.000 euro è il premio di giornata mentre la classifica finale assegna ben 20.000 euro al primo classificato. Sono poi stati istituiti tre premi speciali di 5.000 euro ciascuno, che verranno assegnati in occasione del primo che transiterà su due montagne simbolo della corsa francese, il Tourmalet (ottava tappa), Envalira (decima) e Col de Domancy (18-esima), premio dedicato a Bernard Hinault che vinse su questo percorso il Mondiale nel 1980.

La suddivisione dei premi

Occorre sottolineare che i premi, pur essendo assegnati individualmente in base ai risultati conseguiti, vengono poi ripartiti fra tutti i componenti del team, una volta assegnata una percentuale, a titolo di ricompensa, ai membri dello staff tecnico. E’ importante dunque evidenziare come il ciclismo, seppur sport individuale, permetta di raggiungere i traguardi personali con l’aiuto fondamentale dei propri compagni di squadra.

Questa forma di democrazia e socialismo, rende pertanto difficile che al termine di una stagione sportiva un campione delle due ruote possa inserirsi nella classifica degli sportivi più ricchi al mondo.

Wimbledon: perchè i colori ufficiali sono verde e viola

I colori dell’ All England Lawn Tennis and Croquet Club sono il verde e il viola. La scelta cromatica del club che organizza ogni anno il torneo di Wimbledon, considerato il Torneo per eccellenza nonché il Mondiale dell’erba (intesa come terreno).
Fino al 1909 però i colori erano blu, giallo, rosso e verde, identici a quella della Marina inglese. La decisione del board fu quella dunque di modificare per evitare confusioni. Tuttavia non venne mai reso noto, e nemmeno successivamente pubblicato un eventuale verbale, sul perché della scelta.

Il verde è inoltre un colore ricorrente in quanto i campi sono ricoperti di erba, che viene curata e mantenuta di una lunghezza di 8 millimetri. Inoltre, sono circa 50,000 le piante fornite ogni anno, incluse le petunie Calibrachoa, che conferiscono a Wimbledon la tipica sfumatura di viola.

Curiosità

La colonna sonora di Radio Wimbledon, emittente radiofonica che trasmette in occasione del torneo, si chiama “Purple and Green” e venne usata a partire dal 1996 quando venne composta da un musicista inglese Tony Cox. E’ stata anche per un certo periodo anche dalla BBC.

Solo per il 2008 Championships, il tema venne leggermente modificato.

Donato Sabia, il talento azzurro degli 800 mt fermato dalla sfortuna

Donato Sabia è stato uno dei più grandi talenti dell’atletica leggera italiana e che solo la sfortuna, diversi gli infortuni ai tendini, riuscì ad interrompere la carriera. Nato a Potenza l’ 11 settembre 1963, era uno specialista nella distanza degli 800 metri, tanto da conquistare due volte la finale ai Giochi Olimpici 1984 (5°) ed 1988 (7°).

Con il tempo di 1:43:88 vanta tuttora la terza miglior posizione italiana di tutti i tempi sugli 800 metri piani, dietro solo al primatista italiano Marcello Fiasconaro ed Andrea Longo, quarta prestazione nella lista italiana di tutti i tempi della stessa specialità poiché preceduto anche da un secondo tempo di Longo.

Pur essendo specialista del doppio giro di pista, Sabia vanta la undicesima prestazione italiana all-time sui 400 metri piani con il tempo di 45:73. Vantava anche, fino al 5 febbraio 2013, di un curioso record del mondo.

L’atleta potentino era detentore della migliore prestazione mondiale di sempre sulla non ufficiale e poco praticata distanza dei 500 metri, con 1’00″08, stabilita il 26 maggio 1984 a Busto Arsizio, tempo migliorato da Orestes Rodríguez a La Habana (Cuba) con 59″32.

Ha vinto la medaglia d’oro ai campionati europei indoor a Goteborg (Svezia) nel 1984

L’impegno di Sabia contro il doping

Durante la sua carriera sempre si impegnò nella lotta al doping, seguito da Sandro Donati. In un’intervista anni dopo, al termine della carriera, espresse tutto il suo disappunto per gli sforzi spesso infruttuosi in un ambiente che spesso lo emarginò: “Purtroppo lo sport di alto livello costringe spesso a scendere a compromessi, io ho scelto di non farlo».

Conclusa la carriera, Sabia iniziò quella di tecnico sportivo, purtroppo lontano dall’Italia. Dapprima a Malta nel ’99, dove per tre anni fu tecnico della federazione locale di atletica leggera, accompagnando la delegazione nel 2000 ai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney. Il rientro poi in patria a Potenza, dove tuttora svolge la funzione di tecnico del Club Atletico Potenza, nel quale ha iniziato la sua carriera sportiva, affiancando Antonio Laguardia, tecnico federale, responsabile del settore velocità a livello nazionale.

Donato Sabia e lo sciopero della 4×400

Arena di Milano, terza giornata dei campionati italiani assoluti; è una calda sera di agosto e le gare sono preparatorie per le Olimpiadi di Seul, che si terranno nella seconda metà del mese di settembre. Ma ad un certo punto il programma si inceppa. Vogliamo leggere un comunicato dice Donato Sabia allo speaker. Non si può, risponde il funzionario federale, indicando la necessità di richiedere l’ autorizzazione.

Ma il contrasto era figlio di una situazione insolita: se i giochi olimpici prevedono che i migliori possano partecipare, tenendo alta la bandiera della propria nazionale, per i ragazzi della 4×400 il viaggio coreano pare una “Mission Impossible”. La lite fra il presidente del Coni Gattai e quello della Fidal Nebiolo che voleva a tutti costi mandare la 4×400 alle Olimpiadi coreane.

Ma Sabia si erge a capoclan, la staffetta d’altronde vanta il sesto tempo mondiale della stagione, ma Seul la vedranno solo con il binocolo. Allora Donato Sabia, titolare del posto in squadra per gli 800 metri, nonchè leader del gruppo, allenato da Sandro Donati dopo aver preso carta e penna, legge il seguente testo: I finalisti della gara dei 400 hanno deciso all’ unanimità di rinunciare a correre in segno di protesta contro la decisione che ha escluso la staffetta 4 per 400 dalla meritata partecipazione ai Giochi olimpici. Fine del testo. Sabia, Cardone, D’ Amico, Pinna, Petrella, Montanari, Micheli e Pantone si rivestono e lasciano il campo. Comincia così il primo sciopero dell’ atletica italiana.

Andrè The Giant, il gigante campione della WWF

André René Roussimoff (detto The Giant) nacque il 19 giugno 1946 a Grenoble in Francia. Figlio di Borssi e Marian, trascorse la sua infanzia in una piccola comunità di coltivatori, sita presso la sua città natale. Purtroppo la sua nascita non si rivelò essere fortunata: infatti si manifestò ben presto l’acromegalia, una malattia che comporta un’eccessiva crescita delle ossa e dovuta alla incontrollata secrezione dell’ormone della crescita. La sua statura incredibile, associata anche allo sviluppo degli arti inferiori e superiori, lo portò ben presto a praticare attività sportive di contatto come il rugby e a 17 anni alla pratica della lotta libera, allenandosi congiuntamente a squadre professionali.

In poco tempo le sue gesta divennero famose nel mondo, passando attraverso tourneè sparse fra Algeria, Sudafrica, Marocco, Gran Bretagna e Scozia.

Nel 1971 arrivò la proposta di entrare nel mondo professionistico e “dorato” della WWF. Dopo aver acquisito popolarità in Canada con il nome di Jean Ferre, durante un viaggio a New York conosce Vince McMahon, fondatore della celebre federazione di lotta americana.  Il debutto è logica conseguenza: cambia nuovamente il suo nickname in André The Giant e dal 1975 in avanti, passando attraverso gli Anni Ottanta e fino ai primi Novanta, conuista le folle delle arene statunitensi.  Campione nella categoria Tag Team con il compagno Haku, diventerà celebre per la sua rivalità con Hulk Hogan, grazie alla creazione della contrapposizione fra il Buono (Hogan) ed il Cattivo (Andrè).

Sarà appunto il combattimento in “Wrestlemania 3” che, pur vedendolo sconfitto, dopo un leggendario sollevamento, lo farà entrare di diritto nella storia del wrestling. Il suo fisico eccezionale contribuì a farlo entrare nel mondo del cinema, partecipando ad alcuni film come L’uomo da sei milioni di dollari, Truck Driver, Conan il Distruttore, la Storia Fantastica.

Vita Privata

Senza mai sposarsi ufficialmente, Roussimoff ebbe una figlia da Jean Christensen, Robin, nata nel 1979.

André the Giant è stato il primo wrestler in assoluto a comparire sulla copertina della rivista Sports Illustrated.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel ranch presso Elerbee, senza particolari vizi o passioni se non quella di collezionare vini pregiati. Nel 1993, tornò in patria per partecipare ai funerali del padre ed il 27 gennaio dello stesso anno, un attacco di cuore lo colpì fatalmente. Davvero una triste fine per un campione noto con il soprannome di “The Boss”, Il Capo. Nel 1994 uscì nelle sale cinematografiche il film “Trading Mom” (A. A. A. mamma cercasi) in cui interpretava il ruolo di un circense. Sarà il primo ad essere ammesso nella Hall of Fame del wrestling, creata solo successivamente al suo decesso.

Italia – Germania 2006: telecronaca in arabo della semifinale

Italia – Germania, semifinale della Coppa del Mondo 2006, è stata vista e rivista da milioni di fans italiani. Arrivare al 90° sul punteggio di 0-0 e poi nei minuti finali, prima della lotteria dei rigori, trovare le ultime stilla di energia per compiere l’uno-due micidiale fa ancora rabbrividire.

Ma come sarà ascoltare la cronaca in una lingua diversa dall’italiano?? Sentiamo allora come la prodezza di Fabio Grosso può essere raccontata in arabo.

Alcantara il bomber delle Filippine, primo Messi del Barcellona

Sarà mai esistito un cannoniere più forte di Messi tra le fila del Barcellona? Certamente, ed arriva dalle lontane Filippine!

La risposta alla domanda pare insensata, eppure nella storia del club catalano il miglior bomber di tutti i tempi risponde al nome di Paulino Alcántara, giocatore nato nelle isole del Pacifico, terre alquanto rare in fatto di calciatori professionisti.

Con il fenomenale record di 356 goals in 357 partite con la maglia blaugrana, nelle stagioni comprese tra il 1912 ed il 1927, Alcantara detiene tuttora la miglior media goal nella lunghissima storia della società. Nato nella città di Iloilo da genitori spagnoli nel 1896, fu il primo calciatore nato in Asia a giocare per un club europeo e rimane tuttora il più giovane ad aver mai realizzato una tripletta all’esordio, contro il Catalá SC alla tenera età di 15 anni.

Certamente il record potrebbe sembrare facilitato dal fatto che Alcantara abbia solo disputato tornei regionali come la lega catalana e non la più difficile Liga Spagnola. Vestì anche le divise di entrambe le nazionali, Spagna e Filippine, anche se si limitò ad una manciata di incontri in quanto preferì gli studi di medicina all’attività sportiva professionistica.

Alla sua carriera è legato un episodio leggendario che vuole che il pallone da lui calciato abbia terminato la sua corsa dentro la rete insieme a uno sfortunato poliziotto, colpito e trascinato dalla violenza della sfera mentre era impegnato a controllare dei tifosi a bordo campo. Inoltre fra il pubblico spagnolo verrà conosciuto con il soprannome di “el Rompe redes” (il Rompirete), oltre al fatto che sarà solito giocare portando fra i pantaloncini un enorme fazzoletto bianco.

Complessivamente vincerà 5 Coppe di Spagna, 10 tornei catalani e 2 campionati delle Filippine.

Francia – Kuwait Spagna 82: l’invasione di campo dello sceicco

Primo Mondiale a 24 squadre quello di Spagna 82 e nuove realtà emergenti si affacciarono per la prima volta alla massima competizione per nazionali. Ed il match Francia – Kuwait, valido per il gruppo 4 e che si stava disputando il 21 giugno allo  José Zorrilla di Valladolid, venne interrotto dalla discesa sul terreno di gioco dello sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, presidente della Federcalcio.

Quale il motivo? Semplicemente aver subito il quarto goal (da parte di Giresse) dai galletti francesi, viziato da un fischio arrivato dagli spalti e che aveva, a dire suo e dei componenti della squadra, viziato la regolarità dell’azione. Mentre i giocatori arabi stavano per riprendere il gioco, lo sceicco, immune a qualunque regolamento del gioco, entrò sul terreno di gioco ordinando alla squadra di uscire dal campo.

L’arbitro, il russo Stupar, non seppe fare altro che decretare l’annullamento della rete per un fantomatico fuorigioco mentre i francesi, infuriati, non riuscirono in alcun modo a far valere le loro ragioni. Io gioco riprese e soltanto pochi minuti dopo i francesi andarono in rete nuovamente, stavolta con Bossis, per il 4-1 finale.

Pochi giorni dopo, la giacchetta nera venne radiata dalla FIFA mentre gli arabi se ne tornarono a casa con un punto in tre partite, frutto del pareggio nell’incontro inaugurale con la Cecoslovacchia.

Lo sceicco verrà multato per l’importo, per lui misero, di 10 mila dollari ma conoscerà un destino tragico qualche anno dopo. In occasione dell’invasione del suo stato da parte delle truppe irachene nell’agosto 1990, troverà la morte mentre con un manipolo di soldati difendeva una caserma.